Un mare di maggio

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Due presidenti, uno italiano l’altro polacco. Il primo titolare del terreno, il secondo del cimitero edificato sul suolo del collega. Tombe adorne che pullulano di vivi per ridare vita ai morti. O il contrario. Storie di proprietà e cerimonie, di ricordi ed emozioni che il tempo non scalfisce, di coscienze che fanno fatica a chiudere i conti con il passato. Storie di giovani soldati morti ammazzati, di intrighi e strategie che ci donano speranza. Lungo gli stretti tornanti che conducono all’abbazia sperano, le anime pie, che quel tempo sia sinonimo di pace e non di tregua.
Montecassino, settantacinque anni dopo la grande guerra. Elicotteri e tappeti che ospitano nobili piedi presidenziali si incrociano su manti erbosi inzuppati di acqua e sangue. Esserci o non esserci, è questo il problema. Perché se non ci sei non vedi, ma se ci sei vedi. La vita è sempre una questione di scelte, fino a quando ti sarà consentito, fino a quando un altro sceglierà per te. E tu non ci sei perché la tua missione oggi è recuperare in tempo utile il tuo amico fotoreporter e insieme alla tua famiglia, raggiungere la sua compagna che presenta un libro, al mare. Cominciano ad arrivare le prime immagini, e non di libri. Immagini rubacchiate alla protesta, al caos, all’ingorgo. Sprazzi di parate, pullman che salendo incociano quelli che scendono. È un incastro, è tutto fermo. Storie di servizi e disservizi. Le forze dell’ordine, imbarazzate, fanno quello che possono. Le autorità sono andate via, sono al sicuro. Ti arriva il messaggio dal tuo amico che decide di avviarsi a piedi, insieme ad altri. E con loro alterna strade e sentieri per svariati chilometri. Lo raggiungi all’ora in cui i ristoranti iniziano a preparare per il giorno dopo. È stanco, madido di gocce e sudore, lo zaino a tracollo come una guida di consumata esperienza. Lo abbracci, senti la sua folta barba impregnata di aria frizzantina della sera. Ti confessa che per mancanza di linea non è riuscito ad inviare alcuna foto all’Ansa, ma in compenso ha visto le prime lucciole di quest’anno. Riesci a prenotare un ristorante in seconda serata. Intanto giungono notizie circa la presentazione del libro, oramai andata. Raggiungerete poi l’autrice, impegnata in saluti e convenevoli con gli ospiti e gli altri artisti. Arriverete a cena ultimata, la vostra e la loro; e coglierete gli sguardi dispiaciuti di coloro che bramavano la vostra presenza, rammaricati per ciò che poteva essere e non è stato. Prima però una passeggiata lungomare per metabolizzare gli eventi. C’è poca gente; anzi, non c’è nessuno, sono alle parate. A chi interessa il mare d’inverno? Di sera poi… Il tuo amico spiega a tua moglie e ai tuoi figli come si fa una foto fatta bene; un gioco di luci e colori nel buio di un mare crespo e sullo sfondo la sagoma del golfo. Nel suo sguardo cogli la soddisfazione di chi pensa che trasmettere la sua conoscenza sia la cosa più bella che abbia fatto nella giornata. Oltre a vedere le lucciole.
“Antò, ma una casetta qui?”, gli chiedi.
“Mala tempora currunt”, risponde lui sorridendo.
“Sed peiora parantur”, aggiungi.
Ma no, sono solo battute tra amici; perché la vita è bella, bella come la serata che hai appena trascorso; inaspettata, irripetibile… e poi il latino è una lingua morta e di morti se ne è parlato già abbastanza. Meglio contemplare l’infinito che hai davanti. L’odore di salsedine ti allarga le narici e lo sciabordio delle onde ti riporta al tuo tempo.
Riconoscente e felice ti infili in macchina, mentre i cattivi pensieri affogano in un mare di maggio.

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