La Befana e l’avvocato

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«Avvocato, c’è una matta in linea che chiede di lei».
«Quante volte vi ho detto di non passarmi queste stupide telefonate!»
«Mi scusi avvocato, ma questa è particolare… e poi insiste da giorni, veda lei». Il professionista si passò le mani in faccia e si prese qualche secondo. Convenne che un po’ di riposo gli occorreva come il pane. Intanto rispose.
«Pronto, chi parla?»
«Avvocato buongiorno, sono la Befana!»
«E io Babbo Natale!» rispose lui pronto a riattaccare alla giusta occasione.
«Faccia poco lo spiritoso mio caro!»
«E certo, adesso lo spiritoso sono io… Ma come si permette di disturbare la gente che lavora? Io sono un Fanfarone!»
«Andiamo bene, e io dovrei riporre tutte le mie speranze in un fanfarone?»
«Fanfarone, avvocato Gennaro Fanfarone. Fanfarone è il cognome, una notabile famiglia che menziono solo per farle capire. Mi conoscono tutti come persona seria e stimabile».
«Ed è proprio per questo motivo che l’ho contattata».
Dopo tale spiegazione l’avvocato apparve meno stizzito e più incuriosito; la voce che proveniva dall’altro capo del telefono era strana ma limpida e decisa. Controllò quell’obbrobrio di orologio a pendolo addossato alla parete di fronte, regalo della cara nonna, e accertatosi che l’ora non fosse tarda, decise di prestarsi al gioco. «Posso chiederle signora Befana chi le ha dato il numero del mio ufficio?»
«Sono la Befana, questo le dovrebbe bastare. Io percorro con estrema facilità sentieri a voi impervi».
«Va bene, va bene, mi dica allora cosa posso fare per lei».
«Deve denunciare quel panzone con la barba bianca tutto vestito di rosso».
Il Fanfarone comunicò alle sue segretarie che non voleva essere disturbato per nessuna ragione e che nel caso si sarebbe fatto sentire lui. Era da tanto che non si lasciava andare all’ilarità dei giorni semplici, di quelli vissuti tra storie millenarie di vita quotidiana; quelle storie che lo avevano accompagnato da bambino e che erano rimaste in un angolo della sua memoria, in un dormiveglia perenne ma pronte a riemergere non appena qualcuno avesse toccato i tasti giusti. Una matta o presunta tale, tanto era bastato. «Perché vuole denunciare Babbo Natale? Vogliamo parlarne di persona?» Il Fanfarone la buttò lì, non comprendendo appieno se fosse più per tergiversare che per divertirsi. «Sono la Befana e non posso farmi vedere. Nessuno mi ha mai visto e non è previsto che cominci proprio ora. Ho sempre fatto parte dell’immaginario io, è il mio ruolo, ed è proprio questo il motivo per cui sono stata relegata a una figura di secondo piano da una società che si nutre di consumismo e professa l’apparenza come stile di vita. Il mondo si sta scordando di me».
Si era scusata per le brutte parole rivolte al collega Babbo Natale che in fondo faceva solo il suo dovere e a modo suo donava felicità e gioia. Non aveva chiamato l’avvocato per stabilire chi fosse più importante tra lui e lei, e poi l’uno non escludeva l’altra. Il primo apriva tronfio le feste con slitta e renne, quando le tredicesime appena accreditate sui conti correnti ostentavano la propria verginità; l’altra, a cavallo di una scopa da quattro soldi, le chiudeva le feste quando quei conti erano stati quasi tutti prosciugati. Nonostante ciò non aveva mai lasciato indietro nessuno, raccattando tutto e finendo per portare fichi secchi e mandarini in case umili dove calze rammendate attendevano appese a camini fuligginosi. Eppure non erano stati quelli giorni meno felici; succedeva fino a mezzo secolo fa, quando in alcune zone era l’unica a portare doni ai bambini e non solo.
«Avvocato, non abbiamo alcuna possibilità di vincere?»
«Nessuna! Non solo di vincere, ma nemmeno di iniziare».
«Ma una denuncia superficiale, solo per ripristinare un po’ di ordine?»
«No, mi dispiace, ma non ci sono proprio i presupposti legali per intraprendere una causa: con la nostalgia non si ottiene giustizia».
«Non è servito a nulla allora la mia telefonata?»
«Invece è servita a tanto. Continui a farci sognare, a modo suo. Detto da un avvocato, mi creda, è una grande vittoria per tutti.
Fu sufficiente a rasserenare la Befana che ringraziò l’avvocato.
«Visto che non pagherà alcuna parcella, posso chiederle di portarmi un bel regalo quest’anno?» chiese prima di congedarsi il Fanfarone in preda a una eccitazione di altri tempi.
«Ma certo. A patto che scriva la letterina e sistemi quel dannato comignolo difficile da rimuovere».
L’avvocato Gennaro Fanfarone rimase con la cornetta in mano, impossibilitato a stabilire quale fosse il confine tra il sogno e la realtà. Nei tempi che seguirono continuò a ricevere tanti matti. Befana esclusa.

Nella foto la Befana volante 2014 dei Vigili del Fuoco di Cassino

Bruno Di Placido

Volontario della V.d.s Protezione Civile di Cassino, impegnato in vari aspetti del sociale, lettore e, da qualche anno, anche scrittore con un’ambizione dichiarata: riuscire a fondere ragioneria di cui vive e prosa con la quale sogna.

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