Quando è troppo è troppo

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È l’antivigilia di Natale e in azienda regna sovrano il silenzio. Di tanto in tanto l’eco dei botti ricorda la festa imminente per poi perdersi in lontananza. Orocaro Guido ha lasciato in funzione solo una linea di produzione per le commesse più urgenti da consegnare nell’anno nuovo. In qualità di titolare ha concesso le ferie a tutti gli altri restando lui in azienda a ricevere una delegazione di cinesi con l’intento di gettare le basi per un’importante partnership. Nella stessa giornata è previsto l’arrivo di un prezioso carico proveniente dall’Austria che va scaricato subito, come raccomandato dal fornitore nei giorni precedenti, altrimenti se ne sarebbe riparlato ben oltre la metà di gennaio. Per venire incontro al cliente, il fornitore si era adoperato affinché un fidato autista scaricasse lui stesso la merce con il muletto. Occorreva solo qualcuno che firmasse il documento di trasporto per presa visione della merce. Orocaro Guido non poteva visto che la palazzina era abbastanza distante; e per non distogliere le esigue maestranze dal proprio lavoro, lasciando agli altri la possibilità di gestire la tredicesima che aveva distribuito nei giorni precedenti con la solita puntualità, il bravo e lungimirante titolare aveva interpellato l’anziano sorvegliante prossimo alla pensione Baccaglia Gustavo, proponendogli la commissione dietro generoso compenso. Il Baccaglia, che di tutto aveva bisogno tranne che di soldi, sentendosi valorizzato oltremisura, aveva accettato di buon grado l’incarico, anche in considerazione della noia che avrebbe provato restandosene a casa.
“Mi raccomando, non inventarti niente. Devi solo controllare la merce e firmare per ricevuta. È semplice”, chiarisce l’Orocaro con crescente preoccupazione. “Dottò, stia tranquillo. Si fidi di me”, assicura il Baccaglia. Ed era proprio quello il punto. Se c’era stato un tempo in cui lo avrebbe fatto ad occhi chiusi ora non poteva pensare di fare lo stesso; anzi, quel si fidi di me gli suonava ora più come una minaccia. In verità il Baccaglia perdeva colpi, ammesso che gliene fossero rimasti di colpi. Peggiorava di giorno in giorno, il suo cervello era fuori fase, lo aveva dimostrato in più di un’occasione.
Solo qualche giorno prima aveva interloquito con un call center: “Signorina, chi glielo ha detto a lei che voglio risparmiare? È una vita che risparmio, mi sono rotto le scatole. Voglio pagare di più, basta, sempre con il freno a mano tirato…”
Erano rimasti tutti esterrefatti, a bocca aperta. Non sapevano se ridere o piangere. L’obiettivo di Orocaro era di condurlo alla pensione senza colpo ferire. Non mancava molto.
Ma c’era quel “Alla prossima li aggiusto io!”, che il Baccaglia aveva profetizzato senza specificare di cosa si trattasse. Ma a pensarci bene si trattava solo di una firma, sarebbe andato tutto per il verso giusto. Una dose di ottimismo è necessaria, in particolare quando ricopri un ruolo importante.

La riunione con i cinesi era terminata, con un bel successo. Orocaro si scusò e si allontanò un attimo per accertarsi dello scarico. Dopo una rapida occhiata al piazzale, vuoto nel punto in cui avrebbe dovuto essere occupato dalla merce austriaca, trovò il Baccaglia in paziente attesa presso la porta d’ingresso. “E la merce dov’è?”, chiede al bravo sorvegliante. “Mandata indietro”, risponde quello con naturalezza. E mentre Orocaro si passava le mani in faccia intuendo il casino che aveva combinato il sorvegliante, questi si affrettò a spiegare: “Dottò, abbiamo sempre pagato tutti o no? Siamo tra le aziende migliori o mi sbaglio?” Orocaro non rispondeva. Guardava con gli occhi oramai persi nel buio della sera mentre con il palmo della mano si reggeva il mento. Il Baccaglia continuava la sua arringa con una voce che giungeva metallica alle orecchie di Orocaro.
“Basta, mi sono detto. Qua stiamo impazzendo. Sulla bolla c’era scritto consegna a mezzo vettore. Mezzo vettore…, a noi? Sarebbe stato poco pure intero il vettore…”

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