Le case sue

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Le piacciono le case, manco fosse un agente immobiliare.

Le piacciono le case nel senso che le piace osservarle, soffermarsi e scorgere presenze umane. Si porta da sempre tale sentimento che in questa strana storia di oggi le appare ancora più marcato.

È la presa di coscienza che le fa apprezzarne l’essenza, la diversità dell’una rispetto all’altra. Ce ne sono di piccole e grandi, alcune più sistemate e altre un po’ arrangiate, ma i suoi occhi mai ne vedranno una brutta. C’è quella che ha un’aia che conserva intatto il suo fascino e quella che sviluppa nel retro la propria unicità. Sono tutte belle le case perché ognuna si porta dietro il vissuto, i sogni realizzati e quelli infranti. Guarda le loro finestre e pensa a quante ragazze e ragazzi si sono affacciati al mondo; alcuni più timidi, altri esuberanti già da piccoli.

Una crescita scandita dal tempo come l’alternarsi delle stagioni, storie di emigrati e immigrati, storie di vita vissuta e che appartengono al mondo intero. C’è gente che lì ha lasciato la propria gioventù. Scorge viandanti attingere acqua fresca dai pozzi di pietra; e poi pergolati, verande, fumaioli. Un angolo antico con ancora la seggiola di legno invecchiata dal tempo, la stessa sulla quale sostava il nonno fino all’imbrunire a raccontare la guerra, i suoi amori e la campagna, per lui più sua che degli altri.

Il ricordo di un via vai di muli, carretti, forconi e scale, i buongiorno e le buonasera di cui ancora si ode l’eco. La transumanza, buoi e pecore, asini muli e cavalli, carri e aratri. Storie di maremmani impegnati e bastardini alla ricerca più di un po’ di affetto che di impiego. Vede ruderi dappertutto, latori spesso di storie pesanti ma sempre attuali. Le piacciono le case, e in questo periodo in cui tutto è cambiato e tanto deve ancora cambiare le piacciono ancora di più. Perché tra le loro mura si vive un tempo diverso, un tempo che le norme le precludono; le piacciono perché loro sanno quello che lei non può sapere. Sogna che tra quelle mura che sono parte di lei si mangi pane fragrante e miele dorato, e che i ragazzi tornino ad affacciarsi dalle finestre e le aie a vociare.

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