Nulla può impedirci di sognare

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di Natalia Costa

Sandra sollevò lo sguardo verso il cielo. Era così bello e terso, quella mattina. I suoi occhi grandi e marroni si persero improvvisamente in pensieri sereni. Si immaginò fiera sul palcoscenico del teatro a lei tanto caro. Quello dove spesso assisteva in platea agli spettacoli di danza classica. Era la sua passione più grande. Sandra ammirava gli abiti preziosi. I tutù dai colori tenui e le danzatrici bellissime. Nella leggiadria dei movimenti artistici, Sandra sentiva l’amore per quel mondo così sofisticato. Quella mattina si sentì avvolta dal piacere di quell’atmosfera. Avvertiva il rumore dei suoi passi sulle doghe in larice della piattaforma. Respirava nella sua immaginazione l’odore del talco. Il suo ventre pareva stretto in un costume di scena decorato con cuciture pregiate. Le sue gambe si sollevavano con energia in impetuosi salti lambendo le balze ricche di pizzi del suo abito e, accanto a lei, l’armonia di altre ballerine sorridenti e concentrate. Le musiche le parvero lunghe e penetranti. Danzava Sandra. La stanchezza era dominata prepotentemente dall’ebbrezza emotiva e le sensazioni di piacere tenevano il suo corpo morbido e non più rigido. Lo scintillio delle luci era nei suoi occhi. Saltellava fino a dentro la sua anima, quello scintillio. I suoi capelli bruni erano raccolti in uno chignon. Ordinati da un fermaglio arricchito di strass e piccole perle grigie. Il suo viso truccato, senza rughe; ma liscio e roseo. I suoi passi erano precisi, il suo andamento elegante e sontuoso. A Sandra pareva di poter toccare la morbidezza di quel sogno. Le sue mani delicate e fredde sentivano il calore dell’emozione. Nel collo percepiva la vibrazione di piacere e felicità.

Poi improvvisamente un pettirosso, dopo un volo incerto, si posò sulla ringhiera del balcone. A Sandra sembrò di aver sentito il rumore dei piccoli movimenti di quell’uccellino. Mentre si spostava sulla ringhiera, Sandra rivide i suoi passi sul palcoscenico. La delicatezza di quel pettirosso però la riportò a quella mattina. A quell’inizio di giornata. Di un’altra dura giornata. Afferrò il freno della sua sedia a rotelle e attraversò il corridoio in attesa che arrivasse la madre ad aiutarla per vestirsi.
“Nulla può impedirmi di sognare”, pensò tra sé. Poi toccò le sue gambe, ormai paralizzate da anni.
“La mia anima danzerá per sempre. Con o senza di voi”.
Si voltò ancora un istante e sorrise al pettirosso.

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