Patrie

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L’invito le sembrò acqua gelata quando si è stesi ignari su una spiaggia torrida, e, ironia della sorte, era quello il periodo, ma la sensazione passò presto e prevalse una punta di nostalgia o, forse, il desiderio o la curiosità di sapere come se la passasse.

Dall’ultimo saluto, era trascorso il tempo di un corso di studi trascinato per le lunghe: lui si era trasferito in Inghilterra per tentare la fortuna nella ristorazione ma intenzionato a non abbandonare certi suoi interessi, lei era rimasta in Italia a costruirsi un futuro da medico. Era in vacanza in Italia, come a suo dire periodicamente faceva, ma per qualche ragione non doveva averlo incrociato mai, né l’aveva contattata prima di stamattina. Esitò un attimo.

Si incontrarono al bar di sempre, ma il nome e il proprietario erano cambiati, anche l’arredamento, pur reminiscente del passato, era diverso e lei stessa, da allora, ci rimetteva piede la prima volta. Così, quel pomeriggio di agosto ormai non molto giovane, si sarebbe detto una prova d’autunno cui mancavano pioggia e vento, fu un saluto, quasi timido, di mani sulle spalle, educati baci sulle guance e sorrisi misurati, ma non di circostanza. Ordinarono due Martini e, tra la voglia e l’avarizia, cominciarono a conversare.

“Mi fa piacere che gli affari per te si siano messi bene, però una cosa mi sono sempre chiesta: perché dopo i primi messaggi, passati un paio di mesi non ti sei fatto sentire? Nemmeno gli auguri di natale o di compleanno!” E lo disse con un sorriso bonario, di falso rimprovero.

“Lo so, quasi mi aspettavo che a un certo punto me lo avresti chiesto” e abbassò gli occhi, giocherellando con l’oliva nella coppa conica. “È che, sai, quando si sceglie di dare una direzione alla vita e per farlo devi andare altrove, magari fuori dalla patria come ho fatto io – senti come suona pesante questa parola, patria“ scandì calcando la “p” come non fosse una sola, mentre cercava di nuovo il suo sguardo, “a quel punto gli approcci son due: o mantieni i contatti col tuo ambiente e continui ad allattarti a quel seno che dovresti aver lasciato per svezzamento, o ti fai seme, invece che restare una pianta su un terreno impoverito, e proprio perché vai a fiorire altrove ti nutri di un’altra aria, di un’altra acqua.

Ho sempre pensato che un’esperienza debba essere vissuta finché è viva e ha una consistenza che puoi toccare, che dà frutti, non mi piacciono i surrogati, le sofisticazioni, i brodi allungati, e questo lo dico non per provocazione, ma per rispetto a quelle poche amicizie vere che ho avuto qui e a quello di bello che c’è stato fra noi”.

Si sforzò di non dare un tono retorico a quelle parole che invece sentiva eppure lo imbarazzavano, finché, una volta dette, si sentì più rilassato.

Lei comprese, forse aspettandosi, pratica com’era, un discorso del genere. Continuarono a parlare degli anni trascorsi, di quello che avevano fatto e facevano ora, poi lei chiese: “Reciti ancora?”, ricordando la sua passione per il teatro. “Vedi…”. A questo attacco seguì qualche istante di silenzio, come a dire touché o a voler ponderare un’importante dichiarazione che gli lievitava nella testa.

“La verità è che io penso di aver recitato da sempre”. “Sarebbe a dire?” ribatté lei spalancando gli occhi. Lui prese un respiro e argomentò. “Vedi… Senti…”. Non sapeva né come né dove cominciare, si passò con sottile nervosismo una mano tra i capelli e riattaccò di colpo. “Per gran parte della mia vita, ho sempre agito come guardassi il mondo con gli occhi di un altro, lo percorressi con le gambe di un altro, lo toccassi con le mani di un altro, gli parlassi con la bocca di un altro, lo ascoltassi annusassi assaporassi sentissi con le orecchie il naso la lingua il sesso non miei, ma di un altro”. “Dai, vai avanti”, riuscì a dire lei, a tutta prima pietrificata da quella specie di sfogo di febbre all’intrasatta, all of a sudden. Ora era più calmo e riprese, con una serenità apparente contraddetta dalla voce inquieta. “Sì, insomma, anche la decisione di trasferirmi all’estero aveva e ha a che fare con questo. Prima ho scherzato sulla patria, che poi uno potrebbe anche chiamarla matria, è uguale. Beh, secondo te, il vero padre o la vera madre è chi ti mette al mondo o, se ti abbandona, chi ti aiuta a crescere?

Ecco, quando ho maturato la decisione, mi era chiara una cosa: forse avrei potuto realizzarmi nel settore anche in Italia, magari cambiare città, ma a parte la situazione più favorevole che avrei trovato lì, anche partendo dal basso, e la voglia di viaggiare, di stare in un ambiente nuovo con tutti gli annessi e connessi, mi ero stufato di far finta di essere un altro, di assomigliare al bambino di un orfanotrofio che gioca a pensare di essere uno di fuori, con la sua vita normale di famiglia, di scuola, di gioco.

Ma il bello, a parte il fatto che i genitori ce li ho, è che non c’entra neanche la normalità come tanti la intendono qui, perché è una normalità che non mi è mai davvero appartenuta, non completamente almeno”.

Lei ascoltava con interesse, stupita e toccata da quella che a tutti gli effetti doveva essere una confessione non richiesta e, sperava, prossima al dunque dopo gli strani prolegomeni, perché, nonostante l’apparente estemporaneità, doveva averla programmata, sia pure esitando e premettendo.

“Sai, stando lì ho avuto modo di frequentare situazioni che specialmente in un ambiente di provincia come il nostro non avrei avuto modo di avvicinare, e probabilmente avrei avuto remore a farlo anche in una grande città”.

“Che genere di situazioni, scusa?” gli chiese con un’ombra di preoccupazione che stemperò subito in uno sguardo complice, di chi sa che la persona che hai davanti e hai conosciuto così bene, anche se l’altro è sempre un mistero pronto a sorprendere quando meno lo aspetti, non può aver fatto nulla di male.

“Amica mia, da un anno convivo con un uomo e ci sposeremo in primavera. Ci tengo a dire che tutto quello che c’è stato tra me e te è stato sincero e ne ho un ricordo bellissimo, e se non avesse raggiunto la sua fine naturale sarebbe forse continuato chissà quanto indipendentemente da come mi sento davvero; ma forse sarebbe stato tradire me stesso, te, tutti.

Sei la prima della zona a cui lo confido, e lo so che non è cosa da poco sparire per tutti questi anni, ricomparire e rivelarti questo, ma sei sempre stata un’ottima ascoltatrice, una che sa mettersi nei panni degli altri, e parlandone con te posso trovare la forza di dirlo ai miei. Non sarà semplice, ma se ne faranno una ragione, dovranno farsela”.

Dall’inevitabile stordimento l’amica, senza dire una parola, si riprese mettendo una mano sulla sua e irradiando dagli occhi tutto il calore umano di cui si sentì capace, finché non riuscì a dire: “Sei una persona più forte di quello che credi, e anche se a qualcuno potrà suonare strano, un vero uomo. Non aver paura di niente, e vivi la tua libertà”. Si abbracciarono stretti, a lungo. La ringraziò molto, fecero uno sforzo per trattenere la commozione e parlarono ancora un po’, finché non si salutarono.

“Se non mi inviti mi offendo!”, “Stai pur sicura che lo farò!”. La dottoressa si rimise in macchina per dirigersi verso casa. A metà strada, dopo che il vento già imperversava da qualche minuto, comincio a piovere. Imboccò la galleria naturale di alberi e vegetazione che segnava parte del tragitto, in quel momento deserto, e vide cadere con calma davanti a sé, cullate da mulinelli leggeri, scie di foglie rese ramate o dorate dall’essiccatura.

Era la fine d’agosto ma anche l’autunno, quel giorno, sembrava passato a far visita, e lei, tutt’altro che contrariata, si abbandonò a quella sensazione irreale guidando piano, come sul confine di un sogno; ma pensò lo stesso a lui, pensò di nuovo a quello che era stato tra loro, a cosa doveva aver provato lasciando quella che aveva chiamato patria ma probabilmente non lo fu mai, se non per i pochi affetti che contano, e pensò che invece, una patria, l’aveva trovata altrove, lontano da dove era nato.

Superata la vegetazione, trovò un ostacolo lungo il percorso. Ebbe un momento di incertezza e timore, ma si fece coraggio, accese le quattro frecce e scese prudentemente dall’auto sfidando la pioggia intensa, afferrò l’ostacolo e lo lanciò oltre il ciglio della strada. “Non è poi così difficile”, disse fra sé e sé, “rimuovere un ramo secco”, e tornò a casa con una nuova fiducia.

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