Storie di latte

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Nella mia vita ho incontrato e parlato con molte persone; tempo fa a casa di amici ho conosciuto una signora che, con mio stupore, mi è stata presentata come “sorella di latte”. In me è scattata una forte curiosità e mi sono imbattuta nella storia di molte donne degli inizi del ‘900 che per lavoro andavano in baliatico, cioè a fare la balia.

Erano donne dell’alta parte della Ciociaria che avevano partorito e quindi erano dotate di latte materno (molto importante per la crescita dei neonati), andavano in nobili famiglie per allattare e ricevere un compenso da mandare al resto della famiglia.

Chi aveva la fortuna di essere assunta come balia si portava dietro però un dolore immenso, quello di lasciare il proprio piccolo alla cure di qualcun’altra che lo allattava o dietro un misero compenso o per gentilezza e affetto. Era nelle famiglie contadine che si costruivano questi “legami di latte”, infatti, i figli di queste mamme in affitto definivano questi bambini fratelli o sorelle di latte e nella maggior parte dei casi, questi ultimi chiamavano mamme queste donne.

Accadevano anche casi più tristi, dove la balia affidava il proprio figlio a una puerpera che aveva partorito, ma il cui bimbo non era riuscito a sopravvivere; quindi questo fagottino affidato per essere nutrito e accudito diventava un figlio vero e proprio anche negli anni futuri, ricevendo amore e dote.

Ora le balie non ci sono più; molti giornalisti, storici e scrittori hanno definito il latte materno “oro bianco”, sarà forse per questo che nelle grandi città italiane ci sono le BLUD – Banche del latte umano donato, dove donne che ne hanno molto e sono idonee a degli standard lo portano per far sì che sia utilizzato da quelle mamme che non ne hanno.
Donne siate balie dei vostri figli, allattateli al seno perché è la migliore scelta che possiate fare.

Antonella Branca

Sono nata qualche annetto fa, cresciuta in un piccolo paese ricco di storia e tradizioni, a pochi passi dal mare, dove tuttora fuggo appena possibile. Ho frequentato la biblioteca del mio paese e sono cresciuta con lei, nel 2004 insieme con alcuni compaesani abbiamo fondato un’associazione culturale e creato un piccolo giornale a diffusione gratuita dal titolo “Sciuccaglie”. Sempre in quell’anno con un gruppo di amiche ci siamo occupate del nascente Museo della Pietra e siamo state formate per essere guide turistiche. Appassionata di seggi elettorali e politica, nel 2005 ho svolto un percorso universitario per l’accesso delle donne in politica e nelle istituzioni; lì mi sono innamorata della storia delle donne e della condizione femminile. Ho partecipato, dietro le quinte, a un progetto sulla guerra e le violenze di quel tempo. Nel 2010 ho creato un blog tutto mio, dove raccontare di viaggi nelle tradizioni popolari, nelle ricette italiane e della cucina povera. Ho scritto storie d'amore e di amicizia, e altro ancora. Scherzosamente mi definisco un po' giornalista, un po' food blogger, un po' storica. Ma sognatrice, romantica e solare; schietta, diretta e determinata.  Cerco di trasmettere i sentimenti che catturo nel mio vivere quotidiano, spesso con ironia dico: "Sono una scrittrice, qualsiasi cosa tu dica o faccia può essere utilizzata in una storia". Ho partecipato alla prima edizione del premio letterario “Veroli Alta”, con il testo C’era una volta il paese di pietra, nel 2013 e sempre in quell’anno ho scritto il mio libro auto-prodotto, non in vendita perché è la mia bomboniera di nozze; dal titolo “IL SAPORE DEI RICORDI”. Ho collaborato con varie realtà e dal 2016 con immenso piacere scrivo per voi di tantestorie.it.

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