Lo stormire della voce di Fabio Curto

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La linfa che arriva dalle radici, la voce che si irradia dallo stormire delle fronde. La scia di madreperla della luna illumina la sera, disegna una sfumatura lucida nel cielo al di sopra dei rami e delle foglie di querce secolari.
E’ l’emozione che sorregge i movimenti, tra le luminarie che incorniciano un salotto elegante sotto un cielo di stelle. I movimenti di tutti, del vento, delle foglie, degli alberi, del gatto che cauto si avvicina, sembrano immersi in una essenza lattescente. E’ l’attesa che si riempie di parole, di speranze, di luci commosse. E’ una serata di sorprese, è una serata di emozioni, è un brivido che aspetta di trasformarsi in un applauso. All’ombra delle querce, in un luogo che regala i profumi del lago, la voce potente, intensa e graffiante di Fabio Curto sta per trasformarsi nella regia di un evento. Ci sono tutti, ci sono i fans, ci sono i curiosi, ci sono gli amici di Vera Cavallaro, che come ogni sacerdotessa di Vulcano sa destreggiare e dettare i tempi, i ritmi, dare, dire, organizzare fare. E’ Vera che adesso guarda al palco sotto le querce con emozione trepidante. E’ lei, che insieme ad Antonello D’Amendola, padrone di casa, e a Maurizio Simonelli, uomo di poche parole e molti suggerimenti musicali, ha organizzato questa serata con il vincitore di “The Voice of Italy” e c’è lui, l’Ulisse di Acri, Fabio Curto che arriva in punta di piedi, sorridente, aperto, con il cuore limpido e la voce possente.

Conquista tutti, con la generosa umiltà di chi ha sentito il vento della strada fare mulinello di mille storie. Conquista tutti, con i suoi brani che interpreta con la generosa maestrìa di chi vive nella musica. Il prologo al concerto è una sorpresa per tutti. Vera ha curato una presentazione ammirata e sentita del giovane cantautore polistrumentista insieme al videomaker Daniele Di Sturco. Le immagini scorrono sullo schermo, sembrano vive, è tutto reale, presente, Fabio Curto si commuove, il pubblico applaude. E poi, inizia il concerto. L’esibizione è un crescendo di note, di emozioni, si viaggia sulle strade dell’Europa, si torna nel cuore della Magna Grecia, si sogna con le note di Leonard Cohen.

Il tempo sospeso, l’emozione dell’attesa si lasciano andare in un applauso a scena aperta all’ombra delle querce secolari. Il cantautore è un albero, affonda con le radici nella linfa della tradizione della sua terra e lascia che la sua voce stormisca con fronde nodose e possenti fino al cielo. L’applauso non è la fine, arrivano altre sorprese. L’artista Vincenza Rotondo ha realizzato un disegno che rappresenta Fabio Curto come un albero a fare da cornice all’acrostico che Vera ha scritto per il cantautore, mentre l’artista formiano Luigi Di Croce ha scolpito una ghianda di legno che si aggiungerà alla ghianda che Fabio Curto porta al collo da sempre. Come se il cerchio del destino avesse fatto un lungo percorso, avesse ruotato vorticosamente per unire tutti i lembi di una storia di passione e far congiungere ogni tassello in una sera di luna all’ombra delle querce. In un luogo sospeso nella notte, una locanda “La ghiotta ghianda” che, a Cervaro, ha il profumo delle rive dei laghi.

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