Pizza d’artista

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Da bambino ho praticato ogni tipo di sport e attività ricreative senza provare particolari emozioni. La verità è che cercavo qualcosa di diverso.  A volte mi sono chiesto se questo qualcosa di diverso esistesse veramente oppure se il percorso intrapreso fosse l’unico percorribile.

Alcuni mi avevano fatto credere che c’è un treno riservato per ognuno di noi e che presto sarebbe passato anche il mio. Del treno neanche l’ombra, l’unica cosa che è passata sono gli anni, questi sì come un treno. Ora sono qui, a mangiare la pizza da solo, come se fossi l’ultimo degli ultimi.

Mi trovo nei pressi di una stazione dismessa che il mio amico ha saputo trasformare in un caratteristico locale, a dimostrazione che se vuole l’arte trova sempre la strada per premiare i meritevoli. In segno della nostra secolare amicizia mi riserva un tavolo ogni fine settimana. Vicino al mio, stasera, ce n’è uno lungo già apparecchiato. «Chissà che comitiva deve arrivare!» penso.

***

«Chi sono quelli?» chiedo a bassa voce al mio amico. «Boh, non li conosco. È la prima volta che vengono. Ho sentito dire dal cameriere che sono degli artisti» risponde lui preso dalle sue cose. Incuriosito dalla rivelazione mi metto a origliare. So che non è buona educazione ma che posso fare? Sono talmente vicini… Cominciano a parlare di una bottega speciale in città, dove stanno insieme e imparano.

Scopro subito di cosa si tratta poiché uno di loro si mette a spiegare a una ragazza le attività della bottega: «Nello specifico facciamo corsi di disegno, pittura, scultura, ceramica, modellato, aerografia e altro per bambini, ragazzi e adulti.»

Mi batte il cuore forte per l’emozione, ancora c’è gente che rincorre i sogni. Quando sono uscito di casa avevo immaginato la solita serata, mi sono invece ritrovato al cospetto di un gruppo eterogeneo di artisti, mezzi artisti e aspiranti tali. Il mio pensiero va alle tante persone che nutrono il desiderio di partecipare ma che, per paura o per pigrizia, rimandano o peggio abbandonano il buon proposito.

Penso anche alle tante volte in cui io mi sono comportato alla stessa maniera. Mi chiedo del perché agli artisti non venga dato il giusto tributo, del come mai sembri che stiano sempre rubando qualcosa e da dove derivi la concezione che un artista per essere tale debba essere sfigato. Eppure li vedo, sono in una posizione ottimale ora: ridono e piangono come gli altri e spesso proprio per gli altri spendono il loro tempo.

Li vedo mettersi in posa per la foto di rito che viene scattata da una bella ragazza del posto, la volontaria di turno. Poi ognuno di loro racconta della propria vita, di ciò che è o che vorrebbe essere. È come se fosse una seduta dallo psicologo, solo parlandone il problema si fa più leggero e le qualità emergono. La pizza insieme è un condensato di emozioni, un momento unico in cui prevale il desiderio umano, quasi primordiale, di lasciarsi alle spalle la routine quotidiana.

Cuori che battono all’unisono, anime che viaggiano nella stessa direzione, tra una battuta e un commento serio; è questa forse la vera arte, di sicuro la vera ricchezza, soprattutto quando sono le diversità a renderci migliori. La pizza si sa, è come la vita, ciò che conta è l’impasto, uguale per tutti. Poi c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, chi capricciosa e chi diavola, e così via in un crescendo di condivisione. Pazienza se ci sono artisti più bravi e meno bravi, l’importante è che il quadro si faccia più nitido ora, diventando accessibile anche a me che artista non sono. Qualcuno del gruppo offre la sua spiegazione di arte e di artista e io resto ammaliato: «L’arte è un modo di pregare, e l’artista è colui che riesce a spingersi oltre, quasi a raggiungere la santità. È una santità laica, chiaro, ma a cui dobbiamo tendere tutti, perché in ognuno di noi c’è l’arte. E l’artista deve saper ascoltare e aspettare il suo turno, e poi parlare attraverso le sue opere, con le quali dare un senso alla sua vita e a quella degli altri. Anche stare in compagnia è arte.»
Mi faccio coraggio e chiedo loro: «Come si chiama la vostra associazione?»

«La Bottega delle Belle Arti» rispondo all’unisono. Si sente dal loro orgoglio che stanno partecipando a un percorso motivante. Giunge il momento della richiesta a cui penso dall’inizio della serata: «Posso iscrivermi anch’io?»

D’istinto finisco l’ottima birra alla spina che si è mantenuta fresca, poi alzo la testa. So che non posso cambiare ciò che è stato, e so anche che non basta una pizza con gli artisti per essere artista. Ma nel momento in cui incrocio i loro sorrisi mi sembra di sentire il fischio di un treno che si avvicina.

Foto di Andreas Lischka da Pixabay

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