Il 22 marzo di un nostro autore a Bruxelles

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di redazione

“Una città che non vuole sentirsi ostaggio della paura. Bruxelles non vuole fermarsi, vuole tornare alla normalità, malgrado tutto”. Riccardo Masia è un giovane architetto e autore di Tantestorie.it che ha scelto di vivere nella città belga. Il suo 22 marzo è stato un giorno difficile da dimenticare. “Stavo andando al lavoro, di solito vado a piedi visto che abito a 15 minuti di distanza, quando ricevo un messaggio da mia sorella che mi avvisa che c’è stata un’esplosione all’aeroporto. Leggo il link che mi ha inviato e mi preoccupo, ma non troppo. Resto abbastanza tranquillo, non avevano ancora specificato che si era trattato di una bomba, ho pensato fosse successo qualcosa in un ristorante o un corto circuito, niente di grave insomma. Purtroppo come tutti sappiamo non è stato così, in ufficio abbiamo sentito la radio e le notizie in tempo reale cercando di capire qualcosa di più, dopo un’ora abbiamo sentito della notizia della bomba nella metro… In quel momento sono rimasto pietrificato. Nella metro! La prende tantissima gente e avrei potuto prenderla anche io.

In ufficio abbiamo visto le foto, abbiamo ascoltato le testimonianze, tutto mi è sembrato abbastanza surreale.. io non sono riuscito a lavorare e ho iniziato a ricevere telefonate e messaggi da amici e parenti… Poi, le linee si sono intasate e, nel frattempo, sono continuate ad aumentare le vittime. La situazione in ufficio è rimasta calma dopotutto, i colleghi tra una chiacchiera e l’altra hanno sdrammatizzato e quasi ci è sembrato che non fosse vero quello che leggevamo e sentivamo. Sono rimasto teso per tutto il giorno, un po’ per le inquietudini dei miei genitori, un po’ per le sirene e le notizie. Nella pausa pranzo, molti negozi chiusi ma quelli più piccoli e che fanno da mangiare sono rimasti aperti. Ho visto alcuni passanti bene o male tranquilli, e altri un po’ meno. Mi è sembrato che la giornata scorresse in modo normale almeno nel quartiere dove vivo e lavoro, un po’ in periferia rispetto al centro.

Nel pomeriggio, ho continuato a lavorare ma non sono riuscito a distogliere i pensieri da quello che è successo in città. Le colleghe hanno continuato a lavorare, ci siamo scambiati qualche punto di vista “Chissà se chiuderanno le metro, ce lo aspettavamo, hanno catturato quell’arabo, dovevano farlo l’attentato” io ho pensato solo: “Ringrazio Dio di non aver preso la metro”.
Il giorno dopo la metro è rimasta chiusa, solo un paio di linee più piccole che non passano in centro sono rimaste funzionanti, le scuole sono state aperte ma danno assenze giustificate, e il messaggio è stato: “Potete anche lasciare i bambini a casa”.

L’aeroporto Zaventem è ancora chiuso, mentre è funzionante quello di Charleroi. Sono aumentati i controlli non solo per chi deve partire ma anche all’esterno. Tutto sembra fragile, però, poi, vedi le persone comuni e capisci che Bruxelles è una città normale che vuole continuare a vivere tranquillamente senza paura”.

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