Via la maschera

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Lo spettacolo era finito. C’erano stati gli applausi, i saluti. A poco a poco la sala si era svuotata. Vuota anche la scena, spente le luci. In camerino, davanti allo specchio, lentamente, Norma si struccava. Veniva via il trucco e anche la maschera.

Sbiadiva, lentamente, il personaggio. Restava lei, sola, con quel senso di vuoto, come tutte le sere. Norma si guardava cercando di ritrovare i suoi lineamenti, la sua faccia. Quella faccia, ogni giorno meno sua. In scena era un’altra; un’altra davanti allo specchio. Sì, c’era anche lei nel personaggio, lo sapeva; ma ogni giorno stentava a riconoscersi, a ritrovare se stessa.

Il personaggio esisteva grazie a lei ma anche, soprattutto, grazie agli occhi del pubblico. Nello specchio era sempre e solo lei che si guardava, solo suo lo sguardo. Servivano altri occhi, serviva un altro sguardo. Ma non c’era, non c’era più da tanto, troppo tempo.

Finì di struccarsi, si legò i capelli, prese il cappotto. I colleghi erano già usciti, forse andavano a cena al solito ristorante, uno dei pochi aperto a quell’ora. Rimaneva il guardiano a spegnere tutte le luci, a chiudere il teatro. Si salutarono come ogni sera, con un sorriso complice, compagni della stessa solitudine.

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