Safira è solo un’ombra

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di Paola Lombardi

Vennero a prenderla tutti quei silenzi e tutte quelle parole che giravano ruotando come danzatori. Tutti quei silenzi e quelle parole la presero per mano e la condussero sulla terrazza più alta. Lontano si vedeva il mare… Il Mediterraneo brillava come uno zaffiro incastonato nell’oro. Vibrava l’azzurro increspato di spuma come il cuore di Safira. Era sfinge, era madre, era oracolo, era tempo, era spine.

Era destino che non avesse domani. Era già scritto all’inizio del tempo.

Safira distese i palmi delle mani come per accarezzare il vento. Respirò con tutta la forza delle parole pronunciate dai sacerdoti. Trascorsero giorni, mesi, anni. Trascorsero secoli. Fino al giorno, fino all’istante ultimo.

È il daino, è la gazzella, è la capra. Recalcitra e scalpita. Con la mente sferra calci nell’ora bollente del giorno. Safira accarezza la distesa di sabbia che sfida le fate Morgane. Il destino la guarda spudorato e bugiardo. Safira è ombra che cade sotto la mannaia del mezzogiorno. Safira è solo un’ombra.

È carne sacrificale, è spirito degli dei, è destino inciso sulle lastre di cobalto. Il suo nome sarà impresso sui capitelli delle colonne, il suo sangue irrorerà i campi e lei inorridirà quando vedrà il coltello.

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