Quella è mia madre

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di Paola Lombardi
Tra la folla si mise ad indicare un punto preciso. Con il braccio destro teso verso quel punto confuso tra migliaia di teste in movimento, allungò l’indice come fosse Adamo che sfiora la mano di Dio. Disse qualcosa che si confuse nel suono ritmato proveniente dalle casse e che fu risucchiato dal rumore di mille voci che parlavano, cantavano e schioccavano la lingua nel tentativo di tenere il ritmo. Due file più indietro Sabina notò quell’indice proteso in avanti. Scrutò il braccio che lo sosteneva e il profilo del ragazzo con i capelli lunghi che indicava qualcosa di indefinibile. Sabina spostò lo sguardo ad inseguire il punto indicato dalla mano del ragazzo.

Non vide altro che teste in movimento che soffocavano l’orizzonte facendolo scoppiare in fondo ad un muro scrostato. Non capì cosa ci fosse di particolare in quella direzione, ma si incuriosì. Non sentì nessun suono intorno a sé. La musica scomparve risucchiata dalla curiosità. Come fosse in un film visse la scena al rallentatore. Sabina si fece largo fino ad arrivare al ragazzo con i capelli lunghi. Non si accorse di nulla, non fece caso a niente, non si chiese se fosse solo o con altri. Gli si avvicinò e gli urlò in un timpano: “Cosa stai cercando?”. Il ragazzo con i capelli lunghi la scrutò con un’aria di sufficienza. Mosse la testa per indicare un no e tornò a guardarsi intorno. Distese il braccio e l’indice. Da quella prospettiva Sabina vide qualcosa.

Il ragazzo con i capelli lunghi indicava, piuttosto inequivocabilmente, un punto preciso nel quale si muoveva una donna con i capelli corti. Sembrava sul punto di ballare, come ci fosse un laccio invisibile a stringerle i piedi l’uno contro l’altro. Scuoteva la testa seguendo il ritmo, muoveva le spalle come in una coreografia sincopata. Sabina non comprese perché il ragazzo con i capelli lunghi indicasse quella donna magra. La curiosità la costrinse ad urlare: “CHI È QUELLA DONNA?”. Il ragazzo la guardò appena, sorrise ai suoi amici e indicò a Sabina la donna lontana: “QUELLA?”, Sabina annuì incuriosita. “È mia madre. Ma tu che vuoi?”, Sabina si sentì ridicola e sciocca. La musica tornò a risuonare, migliaia di teste a muoversi e quella donna lontana con i capelli corti a muovere le spalle seguendo un suo ritmo interiore.

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