Quando eravamo persone normali

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Le persone normali si commuovono quando vedono un bambino che piange, un anziano in difficoltà, un animale che soffre.

Quando eravamo persone normali ci sentivamo di dover aiutare chi non riusciva a portare le buste della spesa, chi non sapeva la strada, chi non era abbastanza agile da attraversare sulle strisce pedonali.

Una volta, quando eravamo persone normali, ci fermavamo a chiacchierare con gli sconosciuti alla fermata del tram, offrivamo un caffè al bar a un conoscente che non vedevamo da tanto, ci fidavamo degli estranei e, ogni tanto, ci piaceva dire “buongiorno” anche a chi non avevamo mai visto prima.

Una volta, quando eravamo ancora persone normali, ci sentivamo in dovere di fare il primo passo, di porgere il braccio e dare una mano, di sorridere anche soltanto per quel senso di umana solidarietà. Il vicino non era nostro nemico, quando eravamo persone normali non dovevamo sgomitare per prendere posto sull’autobus, anzi, magari tenevamo il posto per i compagni di viaggio oppure per qualche persona anziana.

Quando eravamo ancora persone normali non avevamo paura. La diffidenza non la conoscevamo così bene come adesso, non guardavamo con sospetto nessuno, non ci sentivamo a disagio accanto a nessuno. Quando eravamo ancora persone normali non dicevamo “bastardo” a nessuno a meno che non ci avesse fatto un grave torto, ma sicuramente non l’avremmo detto a chi non conoscevamo affatto. Mi ricordo di quando anche io ero una persona normale che sorrideva agli estranei, faceva una carezza a un bambino sconosciuto, regalava anche qualche caramella, aiutava una donna anziana a portare le buste della spesa. Mi ricordo di quegli anni dove la fiducia era parte integrante delle nostre vite di persone normali.

A quei tempi, nemmeno io avevo paura. E di chi, poi? E non avevo paura di viaggiare, di frequentare gli aeroporti, le stazioni centrali, non avevo paura di chi pregava ad alta voce, non avevo paura di nessuno, semmai avevo curiosità per chi mi appariva diverso o sapevo proveniva da un paese diverso dal mio.

Adesso non saluto più nessuno, non dico “buongiorno” e se sento qualcuno inveire contro altri, quasi quasi annuisco con la testa. Non aiuto più nessuno perché non mi fido  e poi vado di fretta. E così non mi commuovo e non sono nemmeno tanto sicura di essere ancora una persona normale.

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