Aiuto! Sos famiglia all’arrembaggio

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di Laura De Santis

Cosa c’è di peggio del caldo asfissiante? Direte l’umidità che si accompagna al caldo asfissiante. Oppure i regali di Natale da acquistare negli ultimi tre giorni utili perché prima ce ne siamo dimenticati. Oppure portare il cane a spasso quando già abbiamo indossato il pigiamone e steso strati di crema sulla faccia pronte per la nanna. Oppure… oppure… la lista potrebbe essere infinita.

Eppure sono convinta che ci sia qualcosa di peggio. Qualcosa che somiglia al proverbio del diavolo e dei coperchi. Insomma il pentolone di magma bollente dell’inferno che solitamente, per praticità sintattica e semantica, chiamiamo famiglia. Mettete che la famiglia, quella allargata composta da nonna, zie, cugine e consorti accompagnate da prole vociante, cugini e mogli corredati di pargoli festanti, decida in una tranquilla domenica di caldo torrido di venire a pranzo a casa vostra. E di darvi come preavviso appena 48 ore.

Ammettetelo, avete un solo desiderio: tornare indietro nel tempo e non rispondere a quel dannatissimo telefono. Eclissarvi dal mondo, rifugiarvi nell’assenza di rete e restarci almeno fino a quando non sarà passata l’azione di guerra intentata ai vostri danni dalla vostra famiglia. E invece? E invece a quel telefono avete risposto e ora avete solo 48 ore di tempo prima che i vostri timpani esplodano e la vostra autostima si autodistruggerà in un secondo.

Le famiglie, si sa, sono fatte così. A questo punto non potete fare altro che organizzare la road map e indossare l’elmetto del genio pionieri pronte a disinnescare le bombe familiari. La preparazione deve essere capillare e precisa. La tabella di marcia inizia con la definizione del menù a cui segue l’acquisto degli ingredienti. Infine, vi trincerate in cucina per preparare con 24 ore di anticipo il pranzo, piatto dopo piatto, portata dopo portata. E’ in quel momento che il telefono squilla, quando la lasagna è già pronta e il roast beef già rosolato che vi chiama quel simpaticone di vostro cugino per ricordarvi che la sua adorata mogliettina è allergica ai latticini e non mangia carne. E quindi non avete alternativa alcuna che prepararle un menù supplementare a base di vegetali dei quali non vi nutrireste nemmeno se foste ammalati gravemente.

Accantonata la parentesi laboriosa della cucina, dovete passare all’igienizzazione della vostra tana di single, non per colpa vostra naturalmente, in una splendida abitazione di giovane donna in carriera che sta scegliendo il partner ideale. Quindi, un’impresa epica, titanica, omerica. Alla fine alle 11 di domenica mattina, siete pronte: il pranzo è lì a portata di microonde per l’ultima riscaldata, la casa è pulita, luminosa e profumata e anche voi alla fine non siete niente male.

La tavola per 32 persone è apparecchiata e siete quasi rilassate. E’ allora che torna a squillare il telefono. Dall’altro capo del filo c’è la voce di vostra zia che squittendo come suo solito vi annuncia: “Cara, come stai tesoro? Sai volevo dirti che per oggi c’è stato un contrattempo, non potremo venire a trovarti. Non sai quanto ci dispiace”. Restate di sasso, con la cornetta ancora in mano e non sapete se pensare che gli dei tutti riuniti abbiano accolto le vostre preghiere oppure se siete deluse perché ormai la fatica l’avete fatta. Non vi resta altro da fare, chiamare la Caritas e donare il pranzo e andare a dormire per riprendervi dallo stress di aver affrontato tutte insieme le fatiche di Ercole. Ma la prossima volta al telefono non risponderete con così tanta leggerezza.

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