Quel maledetto albero

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di Paola Lombardi
Possente e forte. Un guardiano del tempo, un testimone muto di almeno un secolo di storie. E per giunta un sempreverde, con i suoi aghi e i suoi galbuli, immobile osservatore delle inezie degli uomini.
“Quell’albero mi infastidisce. Sta proprio sul confine e vorrei fare la recinzione”. Cosma, a settant’anni suonati, sognava di delimitare il suo podere per quando non ci sarebbe stato più, per lasciare meno grane possibili al genero e alla figlia. Ma tra il progetto e la realizzazione c’era un ostacolo: quel mastodontico cipresso.

“Il guaio – confidava all’amico Tommaso – è che sta proprio sul confine. Come faccio a fare il muro?”, si chiedeva rammaricato.
“Mettiti d’accordo col vicino e tagliatelo”.
“Che ti credi che non ci ho provato? Ma niente. Quello non mi vuole nemmeno sentire”.
Un lampo guizzò nello sguardo di Tommaso che suggerì a bassa voce: “E tu fallo seccare”.
L’idea si insinuò nella mente di Cosma che, tornato a casa, si mise a rimuginare sulla soluzione e alla fine si decise. Il mattino successivo andò al distributore e acquistò 5 litri di benzina e aspettò il giorno propizio. Finalmente arrivò il momento.

Con la tanica di benzina e un mantice raggiunse l’odiato sempreverde e insufflò quasi sulle radici la benzina. Altre piante erano deperite e morte con lo stesso metodo compresa una enorme quercia. Soddisfatto del lavoro tornò a casa deciso ad aspettare la sua vittoria. In un primo momento i rami più bassi si scurirono, deperirono e seccarono e Cosma intravide i segni del suo successo. Dopo qualche settimana contattò una ditta edile per chiedere un preventivo e andò dal vicino per dirgli che l’albero non stava troppo bene, che era diventato pericolante e bisognava abbatterlo. Infine qualche ramo si spezzò e cominciò a cadere.

Allora Cosma affrettò i tempi chiamò la ditta e diede inizio ai lavori. Il vicino andò a vedere la situazione. Cosma lo osservò aggirarsi intorno all’odiato cipresso. Improvvisamente l’albero riprese vigore. Nuovi frutti gemmarono e la vetta si raddrizzò di nuovo lasciando Cosma di sasso. Alla fine per ultimare la recinzione fu costretto a cedere due metri al vicino. Lo spazio sufficiente per lasciare in pace il rigoglioso cipresso.

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