Pasquetta senza genitori

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di Laura De Santis

Enzo e i suoi amici erano pronti con i loro zaini e le provviste preparate dalle loro mamme. In tutto erano undici adolescenti che da mesi aspettavano quel momento. Per la prima volta nelle loro vite avevano ottenuto il permesso di trascorrere la Pasquetta da soli senza genitori. Avevano programmato di fare un’escursione sulla montagna vicina, dove di solito tutti quelli del posto trascorrevano le giornate di festa all’aperto. Il gruppetto di ragazzi aveva fatto dei sopralluoghi e trovato un posto bellissimo per la loro prima pasquetta da soli.

Di buon mattino erano già tutti pronti. Enzo arrivò per ultimo all’appuntamento perché i genitori gli fecero tante ramanzine preventive soprattutto sul consumo di alcolici assolutamente da evitare. Enzo annuiva desiderando soltanto andare dagli altri. Alla fine riuscì ad uscire di casa portando con sé anche il pallone. Si avviarono tutti insieme ridendo e scherzando. Raggiunsero in fretta il luogo che avevano individuato, ma lo trovarono già occupato da un’intera famiglia con tanto di barbecue.

Si spostarono più su, tanto conoscevano bene la zona. Alla fine si sistemarono nei pressi di una grotta naturale nella quale non sarebbe entrato nemmeno un bambino di sei anni. Sistemarono gli zaini preda di una incontenibile euforia. La loro prima Pasquetta da soli doveva essere straordinaria. Giocarono a pallone, sudarono, si tolsero le maglie senza la voce delle mamme che intimava loro di coprirsi. Risero e si divertirono, mangiarono qualche panino e si rincorsero.

All’improvviso, una nuvola scura coprì il sole e nel giro di pochi minuti iniziò a fare freddo e caddero le prime gocce di pioggia. Enzo e i suoi amici si sarebbero messi a piangere dalla delusione. Raccolsero le loro cose e cercarono riparo nella grotta. Piccolissima, non avrebbe riparato nemmeno gli zaini. Eppure si addossarono alla parete rocciosa mentre la pioggia cadeva pesante. Enzo sentì qualcosa di umidiccio toccargli la mano. Ebbe un sussulto e si voltò a guardare. Vide una manina bianca bianca uscire dalla grotta. Urlò. Gli amici capirono e guardarono nella stessa direzione. La manina si muoveva. Un altro ragazzo l’afferrò e la manina umida e fredda la strinse. Il resto del corpo doveva essere chiuso dietro la grotta. Tra le pietre sbucava quella manina.

“Chi sei?”, chiese Enzo. Tutti trattennero il fiato, ma il rumore del temporale era troppo forte e non si sentiva niente. Alcuni, agguantarono i propri zaini e si lanciarono a tutta velocità verso la pianura, Enzo, Luca e Tony si fermarono con l’idea di scoprire qualcosa. Si misero a smuovere le pietre. Cercarono rami per fare leva senza fare male al braccino e alla manina. L’aria diventava sempre più nera. Dopo tante fatiche riuscirono a smuovere una pietra. Un fulmine illuminò le rocce e la manina. Enzo e i suoi amici provarono un brivido di terrore perché apparve loro come la mano di uno scheletro. Presero gli zaini sotto la pioggia battente. Ancora un fulmine illuminò la scena. Enzo iniziò a ridere senza freni. Si avventò sulla pietra e strappò la manina. Non era altro che la radice di una pianta. Ridendo con il trofeo tra le mani tornarono a casa.

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