Donna sull’orlo di un burrone

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Tutti i giorni andava lì e si affacciava sull’orlo del burrone, o meglio, del crepaccio che non sapeva dove andasse a finire, non lontano dalla casa dove ora viveva da quando aveva lasciato la città.

Quella casa nella brughiera che le era sembrata più adatta al suo stato d’animo, alla sua nuova condizione, da quando aveva perso tutto – o almeno così credeva: il compagno di una vita, che una vita se l’era rifatta, e la figlia, tutta presa dalla sua carriera e dai suoi amori.

Lontana da tutto, da tutti; sola.

Ogni tanto una telefonata di sua figlia, a rispondere a un frettoloso “come stai”, una specie di rito, senza nessun interesse, senza consolazione.
Tutti i giorni davanti a quel crepaccio, a chiedersi che effetto facesse scivolarci giù, forse all’infinito. Ma poi ritornava sui suoi passi, rientrava a casa, metteva sul fornello l’acqua per il tè o per un pasto veloce senza molto gusto. Quel giorno però aveva preso una decisione – o almeno così credeva. Mise in ordine la casa, rifece il letto, tirò le tendine, chiuse la porta, lasciò la chiave sotto lo stuoino. Nessun biglietto; non le parve necessario.
Era il tramonto e si sentiva bene. Tutto si rivestiva di rosso, viola e oro: le pietre, la terra, l’erica, la ginestra. Guardò ogni cosa e si accorse che tutto era bello. Aveva un senso andarsene così.
Si avvicinò al burrone studiando le sporgenze taglienti, il fondo infinito e scuro. Bastava un passo, e addio al dolore.
Sentì l’abbaiare di un cane, lontano poi sempre più vicino. Non ricordava di averlo mai sentito. Ora non lo sentiva più ma avvertiva qualcosa di caldo strofinarsi sulla sua gamba. A fatica distolse lo sguardo dall’abisso e lo vide: un ammasso di peli neri arruffati su uno scheletro scarno. Si inchinò per fargli una carezza. Il cane la guardava con i suoi occhi grandi, teneri, smarriti. Pareva chiederle qualcosa. Lei ritrasse la mano dal fianco peloso e vide che era umida di sangue. Forse qualche cacciatore maldestro lo aveva ferito. Il cane continuava a fissarla mugolando. La donna guardò un’ultima volta il burrone; poi si avviò verso casa seguita dal nuovo compagno che la sorte le stava regalando.

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