Lo svedese

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di Claudia Carbone

A Dante non sarebbe piaciuta. Pensava a questo mentre tornava da scuola. La professoressa aveva detto che Beatrice era bionda e longilinea, con la fronte alta, di carnagione pallida. Aveva le labbra sottili e gli occhi probabilmente scuri. Lei era bassa e tondetta. Aveva la fronte bassa e la carnagione bruna. Le sue labbra erano grandi e carnose tanto che sua nonna spesso le diceva che somigliavano a quelle del ciuccio che aveva da signorina. Solo di una cosa poteva andare ora fiera: i suoi capelli crespi. Beatrice aveva i capelli crespi! E a Dante piacevano molto.

Arrivata a casa chiese a sua madre perché non avesse sposato uno svedese e le mise in mano la piastra dicendole che non le sarebbe piú servita. La madre rimase imbambolata in cucina con la piastra in una mano ed il petto di pollo nell’altra. Guardó suo marito perplessa e poi continuó a cucinare. “Te l’ho sempre detto che tua figlia tanto normale non é” bofonchió lui. “Ha chiesto per due mesi che le comprassimo una piastra e pensare che le ho comprato la piú costosa che c’era. E poi perché mai avresti dovuto sposare uno svedese? Conoscevi uno svedese Maria? Ma ha detto uno svedese o lo svedese? No perché cambia tutto. Conoscevi o no uno svedese prima di me? Ma dove l’hai conosciuto?”

Si guardava i capelli allo specchio. Erano lisci perché il giorno prima li aveva piastrati, anche se l’umiditá di quella mattina le aveva creato una nuvoletta crespa proprio sopra la sua fronte bassa. Ad un tratto il padre piombó in camera:”Ma hai detto uno svedese o lo svedese?”.

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