Le lezioni del maestro Q

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Non sempre un errore produce danni nel tempo. Prendiamo un cognome per esempio, uno di quelli che per anni a centinaia ha avuto nel mezzo una G trasformatasi poi, per intercessione forse di un impiegato impiegato male, in una bella Q, e che uno dei latori del nuovo cognome con la Q nel mezzo sia diventato un grande maestro. Nulla ci vieta dal pensar che sarebbe stato lo stesso un grande maestro ma tant’è, la storia vuole certezze nutrendosi nel frattempo di curiosità. Dopo aver conosciuto l’origine del suo cognome, assorbiamo da lui tutti gli insegnamenti e dalla Bottega delle Belle Arti l’aria buona di chi la frequenta.

Secondo il maestro Q rispetto e dialogo sono i due comandamenti che possono sostituire tutti gli altri. A volte è poco chiaro quello che suona alle nostre orecchie, ma il patto è di farci l’abitudine. Sentire ripetere ciò che non sai è come imparare una lingua straniera, prima o poi ti diventa familiare. «Laminato… vuoto dentro… poi si cuoce». E poi ancora: «tarlo… antitarlo… C’è chi fa e chi distrugge, è la vita che segue il suo corso. È bella la natura delle cose… che ognuno fa ciò per cui è nato, ma c’è bisogno della progettazione, sempre». A lui piace caricare di significato le parole, non è mai banale, sempre profondo e lungimirante.  E giorno dopo giorno tutto appare più chiaro. «Devi giocarci con il busto altrimenti lo carichi troppo di ansia e tensione. Se non rispetti la materia non rispetti neanche le persone. L’estetica non è volgare. Arte è uguale a vita. L’arte è una cosa seria, non permette gli arrangiamenti; l’arte è bellezza e la volgarità non è mai bellezza. Le regole occorrono».

Qualcuno gli disse che aveva dei seri dubbi sul fatto che l’arte potesse in qualche modo occuparsi, risolvere o quantomeno lenire le sue psicopatie, ma lui, il maestro Q, non si scompose e proferì la sua sentenza: «l’arte può aiutarti anche sulle psicopatie e se le risolvi diventi una persona stratosferica. Ci vuole un attimo, il tempo di innescare quel processo di guarigione che è alla portata di noi tutti. Possiamo affermare che anche se non diventi un grande artista e se apparentemente non noti alcun miglioramento evidente sul tuo saper fare, respirare un’aria sana ti rende una persona migliore e nel momento che diventi complice di ciò ti si apre un mondo nuovo, un mondo che all’inizio è solo utopia».

È un fiume che rompe gli argini. Poi sul più bello arriva la pandemia che blocca tutto, un brutto virus che con l’arte non ha nulla a che vedere. E nemmeno con le regole, o forse sì. C’è chi sostiene che la natura faccia il suo corso e che noi l’abbiamo offesa troppe volte. Ma non è colpa del maestro Q, lui la natura la rispetta e l’ama tanto. Nel silenzio che fa più rumore del caos rimbombano nell’aria le sue ultime parole dell’ultima volta che ci siamo visti: «L’arte è andare avanti, mettere il cuore oltre l’ostacolo». E noi siamo ancora qua, viviamo un tempo incerto, bloccato. Ma attendiamo fiduciosi le prossime lezioni del maestro Q.

S’infutura la maestria tua nei meandri della mia mente e io intendo a motteggiare come un nottivago che brancola nel buio al tuo saper m’inchino. In attesa di scoprir le stelle.

L’urlo di Munch è un’opera di Raffaele D’Aquanno esposta nella Bottega Delle Belle Arti a Cassino

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