La mano tesa

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Cosa succederebbe se accettasse, stasera, di stringere quella mano, o perlomeno di farsela stringere? Questo dubbio amletico la tormenta mentre è intenta a mettersi il rossetto: battiti convulsi del cuore, tremolio alle mani e un sorriso triste e arrabbiato quando, guardandosi allo specchio, vede il rossetto tutto sbavato. Deglutisce, prende una salviettina struccante e la strofina con energia sulle labbra piccole ma sensuali. Le viene da piangere, ma non può: rischierebbe di far sciogliere tutto il mascara e dovrebbe cominciare daccapo. Butta la testa all’indietro e guarda il soffitto, sgranando gli occhi: da qualche parte aveva letto che, quando ti viene da piangere e questa è l’ultima cosa che vuoi, devi sbattere le ciglia ripetutamente. Ci prova e si accorge che è una stupidaggine: lacrime invadenti tracciano un lieve percorso lungo le sue guance incipriate, Rosa s’innervosisce ancora di più e si lascia andare a singhiozzi convulsi. Qualcuno, Lassù, ha deciso di farle un regalo,di darle una possibilità e lei ha solo poche ore per decidere; il tempo di un cliente e andrà al parco, all’appuntamento con Rocco, che esige una risposta.
Sospira rumorosamente e raggiunge il bagno per lavarsi la faccia impiastricciata di trucco. La sciacqua con energia e, senza asciugarsi, fissa l’immagine allo specchio: i suoi occhi non ridono più; le sue labbra hanno assaggiato sapori diversi, anche i più vomitevoli; i suoi capelli sono stati accarezzati da migliaia di mani sconosciute e invadenti e, nonostante sia gelosissima della sua bella chioma, Rosa ha sempre sopportato, ripetendo a se stessa che fa parte del mestiere; mille sospiri estranei nelle sue orecchie, caldi come l’inferno, troppo densi per poterli sopportare con un sorriso, per poterli ricambiare.
È come la droga. Una volta che entri nel giro, è difficile che tu esca.
Maledetti soldi. Ormai governano il mondo e tu ne sei schiavo: faresti di tutto per averne più e di più e di più. In fondo, è l’unico modo che Rosa ha per potersi mantenere. Non ha mai avuto la testa per studiare; nei momenti di piena crisi, quando avrebbe voluto dare un calcio a quella vita, aveva mandato dei curricula che non hanno mai avuto risposta. Ed ora, se lasciasse tutto, cosa si troverebbe? Come vivrebbe? È sola al mondo.
Ma ha Rocco.
***
Una doccia rapida ma intensa, per levare via le tracce di quel vecchio avvocato depravato. Si veste velocemente e sorride serafica: finalmente può indossare i suoi soliti jeans, la vecchia polo del liceo e le scarpette da tennis. Si guarda allo specchio per l’ultima volta e il cuore torna a batterle velocemente. L’ansia non la lascia respirare nemmeno un secondo, ma Rosa ha la risposta. Ce l’ha.
Eccolo lì: mani in tasca, sguardo basso, capelli mossi dal venticello di fine settembre e aria agitata.
– Rocco, ciao.
Lui sorride e le corre incontro. Sembra sicuro della risposta di lei: mollerà quella vita e sarà solo sua, perché lui la ama, la rispetta e un giorno la sposerà.
– Allora? –
Le porge la mano. I suoi occhi limpidi, come due laghetti alpini.
Ma Rosa non stende la sua.
Dolce, protettivo e tanto ingenuo, il suo Rocco. Più giovane di lei di quattro anni, crede di avere le idee chiare, dice di amarla, ma Rosa non può porre la sua vita nelle mani insicure di un ragazzo che deve ancora finire gli studi, che non sa cosa vuole davvero dalla vita e che magari, tra qualche anno, la lascerà. Non può.
Lui potrebbe aspettare la sua risposta anche per tutta la notte. Rosa non parla, ma guarda quell’angelo rimasto con la mano tesa, mentre la sua espressione si fa sempre più delusa e i suoi occhi, non più laghetti alpini, sembrano quelli di chi sta per schiantarsi contro un muro a centocinquanta km orari. Pian piano, lui abbassa il braccio.
– È un errore, Rosa.
Una voce dentro di lei la spinge a gettarsi tra le braccia di Rocco; un’altra, più forte, la blocca. Rosa sospira, sbatte ancora le palpebre, aggrappandosi alla stupida convinzione che le lacrime non scendano. Il petto le sussulta, lo guarda per l’ultima volta e se ne va.

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