La collanina con le perline rosse

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Lo chiamavano Salim. Avevano appena capito il suo nome i due “caporali” che aprirono lo sportello del pullman quella sera di luglio.
C’era un piazzale e due grandi case.
A Salim sembrarono le dimore che al suo villaggio in Nigeria avevano solamente i più ricchi.
L’autista era fermo e i due uomini parlavano con lui, poi gli allungarono una strana busta di carta.
Salim attese nel piazzale. Si guardava intorno. Non c’erano altre case, neppure in lontananza. Scrutò la cerniera del suo borsone marrone per cercare il ciondolo che Nabilah gli aveva donato il giorno della partenza per l’Italia. Ripensò a lei. Alla donna, che aveva affidato al suo vecchio padre. All’amore per lei che nel suo cuore viveva ancorato alle arterie, che si legava ad ogni respiro, che si infilava in ogni battito.
Un viaggio faticoso lo aveva portato fin lì.
Un uomo era arrivato pochi giorni prima al villaggio e aveva fatto delle proposte interessanti. Un lavoro, l’Italia.

La paura dell’ignoto si univa alla speranza di offrire serenità alla sua famiglia e costruire un futuro meravigliosamente nuovo.
Avrebbe lavorato al servizio di quella grande fattoria.
“Avanti! Capisci l’ italiano?” La voce di uno dei due uomini, gli arrivò fin nello stomaco.
Salim annuì e lo seguì.
Davanti a sé una stanza enorme. C’erano almeno 60 persone. Erano tutti di carnagione nera, tranne una donna. Era rannicchiata lontano dal gruppo. Aveva i capelli bianchi, un corpo esile e una strana collanina con perline rosse tra le mani.
Samil trovò un posto dove stare, ma poco dopo uno di loro lo fece allontanare.
Gli parlò in francese. Salim si avvicinò alla donna. Diceva a bassa voce parole strane che lui non riusciva a decifrare e stringeva forte i grani di quella collana. Salim si addormentò.
D’un tratto fu mattina. Il suono di una sirena destò tutti. Era il momento di andare a lavoro. Salim saltò in piedi. La donna dai capelli bianchi gli allungò un braccio. Era italiana. Cercò aiuto per sollevarsi da terra. Salim
l’aiuto.
Un pullman aspettava tutti lì nel piazzale. Un viaggio di pochi minuti. C’era una distesa immensa, dei carri, delle casse e piante di pomodori.
Iniziò la raccolta. Il sole era sempre più caldo, ma Salim non lo sentiva sulla pelle. Aveva solamente sete. Un uomo lo teneva d’occhio e contava quante casse di pomodori Salim riuscisse a riempire. Quando il sole scendeva, un fischio di un uomo annunciava la fine della giornata di lavoro. Salim non sapeva che ora fosse. Avvertiva un formicolio nel corpo. Seguiva il gruppo.
Ogni giorno era uguale all’altro. Accadeva spesso che il pullman impiegasse più tempo per raggiungere i campi.
La donna bianca, che Salim osservava ogni giorno, sedeva sempre accanto a lui sul mezzo e poi mentre consumavano la cena. Nei campi invece capitava sempre un po’ più distante. Ma Salim riusciva a vederla mentre lavorava senza sosta, sebbene dolorante.
Di tanto in tanto alla sera, una giovane ragazza veniva a trovarla alla fattoria.
Anche quella mattina suonò la sirena. Salim spalancò gli occhi e corse alla fontana per lavarsi il viso prima che arrivassero tutti gli altri. Fu veloce nonostante sentisse un forte dolore nelle braccia e alla schiena. Notò a terra, accanto alla porta, la collanina della donna bianca. La raccolse. Lei non c’era, neppure i suoi abiti e le sue cose. Corse al pullman. Neppure lì c’era la donna. Non capì.
Passarono i giorni ma lei non tornava e Salim ogni sera osservava quelle perline.
Arrivò il giorno della paga. Salim riscosse i suoi soldi e li ripose al sicuro. Gli sembrarono tanti ma forse non era così perché tutti si lamentavano e discutevano con i “caporali”.
Poche ore dopo arrivò l’auto di quella giovane ragazza. Suonò più volte con il clacson, poi entrò chiedendo a tutti di “mamma?”.
Entrò uno dei due “caporali” e le disse
“È scappata. Era stufa di pagarti la dose! Vattene e non farti più vedere”.
Salim si alzò e consegnò a quella ragazza la collanina.
Nel salone scese il silenzio.
Lei pianse e lo abbracciò sussurrandogli “Il suo Rosario… grazie”. Poi iniziò a sentire i brividi di freddo e corse via cercando di respingere i segnali dell’imminente crisi di astinenza. La macchina si allontanò a folle velocità.
Il giorno dopo suonò la sirena, tutti raggiunsero il pullman. Salim non c’era.
Nessuno lo cercò.

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