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“Corri ragazzo vai e non fermarti mai

La notte scenderà il freddo arriverà

Ma non pensare che tutto sia contro te

C’è l’amore sole giallo sorriderà…”

L’eco della sigla giunge sulla piazza da tutte le case dei dintorni. Le mamme strillano all’unisono per farsi sentire: “Dai vieni, sta iniziando Orzowei!” È pure ora che quei discoli, madidi di sudore e con il moccolo che gli scende giù dal naso, rientrino dopo una lunga giornata trascorsa a tirare calci a un pallone, a bagnarsi con l’acqua delle vasche e a fare dispetti alle pecore e ai pastori che rientrano dal pascolo. Di solito non si curano più di tanto delle esigenze di una società che tra sogni e incertezze è giunta alle soglie degli anni 80, ma in questo caso non si fanno pregare più di tanto: per loro ciò che inizia è più eccitante di quello che finisce.

“… Corri ragazzo vai e non fermarti mai

L’odio non vincerà la luce splenderà…”

La sigla continua ancora per qualche strofa, quanto basta a rendere magico il momento. La mezzora di telefilm rappresenta l’aprirsi alla scoperta di un nuovo mondo, il mezzo che consente loro di sognare; e ogni puntata rappresenta un nuovo inizio. È così anche per Orzowei, d’altronde è giovane pure lui. Se i bambini hanno dalla loro l’innocenza, gli adolescenti possono vantare la speranza; ogni inizio è figlio della speranza e questo è un dono ancora più bello. Credere è uno stato d’animo che fa la differenza, sempre. Chissà se Orzowei conosce il pensiero di Eraclito: “Su di un cerchio ogni punto d’inizio può anche essere un punto di fine”. Intanto combatte. Combatte per la libertà senza mai perdere la speranza.  

Bianchi e neri, belli e brutti, buoni e cattivi… Non si sa chi è l’uno e chi è l’altro, vittime e carnefici, usurpatori e usurpati. Durante l’avvicendarsi delle puntate, Orzowei è picchiato e scacciato dai suoi coetanei della tribù di pelle nera dalla quale è stato adottato e nella quale è cresciuto superando brillantemente tutte le prove. Verrà poi rifiutato anche dai bianchi, quando cercherà di avvicinarsi e conoscere il suo originario popolo di appartenenza. È una lotta continua, dura, crudele, ogni volta un inizio; lui, Orzowei, che letteralmente significa “colui che fu trovato”. L’identità è il suo cruccio, uno strano destino lo separa dalla tranquillità. Si chiede spesso chi sia, lui che ha la pelle di un altro colore ma la lingua e la cultura di un popolo che non lo vuole. La sigla finale è come quella iniziale.

“… Credi nell′amore e non tradirlo mai

Lui ti guiderà lui ti salverà

Lui ti porterà via più lontano

Sempre più lontano… “

Forse i ragazzi non ricordano tutte le puntate, ma hanno capito bene che non c’è un inizio se non c’è una fine. A chi non si chiama Eraclito può sembrare banale, ma per loro è una conquista; non sono nati per sbalordire gli altri, ma se stessi nelle piccole cose. Molti di loro sanno ancora restare a bocca aperta quando vedono un’alba, e questo è già un bell’inizio. Ci sono pandemie, guerre, bruttezze e storture.

Ma la piazza conserva l’eco dei giorni belli perché riesce ad accogliere nuovi schiamazzi, come il contadino attende l’inizio di una nuova primavera. E tutti, adulti e ragazzi…

Dopo le tenebre

la luce

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