Il casellante

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Successe una volta, nessuno saprebbe dire quando con precisione, ma successe. Si era già nell’era della tecnologia avanzata, nell’era degli smartphone e dei tablet. La gente era sempre connessa con il capo chino rivolto ad un piccolo display. Tutte le informazioni necessarie per la vita quotidiana scorrevano sui microscopici dispositivi e lì dentro si depositava tutta la memoria delle singole vite di uomini e donne di ogni età e ceto sociale. Anche dei bambini più piccoli. Successe allora, in quel periodo dell’anno che ha il profumo dei prati in fiore.

Tutti i giorni il treno proveniente da C. attraversava decine di stazioni ormai cadenti e inutilizzate da anni per raggiungere la città di R. in poco meno di due ore. Un miracolo della tecnologia quel treno veloce che solcava i binari e oltrepassava a tutta velocità le stazioni chiuse e svuotate di tutto. Da tempo, i passaggi a livello erano stati eliminati e insieme a quelle sbarre meccanizzate anche gli ultimi casellanti in divisa.
Una mattina, il treno velocissimo fu obbligato a fermarsi in una vecchia stazione. Nessuno seppe mai dire come avvenne, ma i dispositivi di sicurezza della sala comandi entrarono in funzione autonomamente come se ci fosse un ostacolo segnalato dalla stazione centrale. In prossimità di una vecchia stazione diroccata, smarrita nella campagna, illuminata dal sole e colorata da migliaia di fiori di campo, il treno veloce si fermò.
I passeggeri sollevarono la testa dai loro piccoli display per guardarsi intorno e si rituffarono nel mondo virtuale alla ricerca di spiegazioni a quella sosta inusuale.
Nessuna segnalazione.
Il treno era fermo e la connessione impossibile da stabilire.

Dopo molti minuti di silenzio e di agitazione della sala macchine, il capotreno aprì le porte e scese per primo in quella vecchia stazione abbandonata. Gli venne incontro un casellante con una divisa come non se ne vedevano più da quarant’anni. L’uomo, giovane ed elegante, gli sorrise amabilmente. “Che bella giornata. Avevate bisogno di una pausa vero? Sì è da tanto che volevo azionare il passaggio a livello”. Il capotreno non vide nessun passaggio a livello. Seguì il cammino del casellante sulla banchina e lo vide sorridere ai passeggeri furiosi per la sosta prolungata. “Bene, tutto a posto”, salutò il casellante tornando indietro. “Buon viaggio!”, aggiunse sorridendo. La sala comandi tornò a funzionare. Il capotreno fischiò e il treno riprese la sua marcia. Nessuno seppe mai spiegare perché il treno, quel giorno, si fermò in quella stazione di campagna diroccata e nemmeno chi fosse il casellante. L’ultimo era morto in servizio quarant’anni prima, così dissero al capotreno.

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