Come pioggia, vento e mare

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Avrei voglia di parlare con una persona che sa guardare attraverso le barriere dei miei occhi per arrivare dove così pochi sono stati. Vorrei tenerti per mano passeggiando sotto la Luna per poi presentarti al Mare.

Una volta mi chiese di portargli la mia migliore amica. “Chissà – gli risposi – un giorno incontrerò qualcuno”. E mentre gli anni mi accompagnano tenendo il conto, scivolo sullo specchio d’acqua salata di pianto chiedendomi il senso di tutte queste sconfitte che colmano saturando le mie sempre più misere intenzioni.

Volevo chiederti se hai trovato qualcosa che non riesco a vedere sul fondo del mio animo. Lì c’è così tanto che rimpiange tutto ciò su cui mi sono infranto credendo che in questa vita molto sia uno sbaglio e un’arresa, limitandomi alla rassegnazione. Sto mentendo, a te e a me stesso, tante bugie che fanno male. Dove sei questa notte mentre anime danzanti cercano il proprio cavaliere per il prossimo ballo? Sono qui, ripeto a me stesso, a qualcosa che dentro prende queste parole per costruire una nuova barriera, per escludere una nuova possibilità. E lo fa bene. Diavolo lo fa proprio bene!

Avrei voglia di stringerti nel mio respiro per dirti che siamo fatti tutti delle stesse sostanze, e che poi divenire è una questione di scelte, sono loro a renderci ciò che siamo. In cosa credere, dove
guardare, di cosa nutrirsi, cosa mordere. Mordere labbra stringendoti la mano per trattenerti più vicino in un momento di dolore, mordere il sorriso se a denti stretti trattengo parole di conforto,
morderti gli occhi in uno sguardo sempre più distante dalle mie dita che a tatto lo cercano da così lontano. Dove sei?
Ho detto al Mare che non saresti venuta nemmeno questa notte quando nuoto nei sogni cercando in un oceano così vasto e profondo, e così addormentato quando torno. Vivo dormendo come
inebetito negli occhi e nelle mani.

Avrei voglia di parlare con una persona che desidera davvero farlo con me. Con una persona che in qualche modo mi stava aspettando, forse senza saperlo, senza nemmeno capire cosa fosse quella sensazione leggera che nel cuore stava sospirando un incontro e lo cercava negli sguardi di ogni passante, ma senza trovarlo. Dove sei?

Se sapessi come avvisarti, se solo potessi scrivere una canzone, girare un video o scriverlo sui muri. Potrei dirlo in televisione, potrei chiederlo al Vento di portarti un messaggio, lui non può
sbagliare una volta convinto a trasportare la mia voce, lui potrebbe bisbigliarti una mia frase, ma in mezzo a tutta questa confusione, a queste voci che impongono giudizi, presunte verità, che gridano l’una sull’altra, l’una contro l’altra, con tutto il dolore che satura le strade, con tutto il rumore che insonorizza gli animi, come potrebbe il Vento farsi distinguere. Sono Io! Sono qui! E così ho messo tutto nella Pioggia, in ogni goccia una lettera, e se anche a te piace camminare nelle pozzanghere, allora potresti ricomporle leggendole nell’umido della tua pelle.

Forse cerchiamo troppi ripari dalla Pioggia, dal Vento. Forse ho trascurato troppo a lungo il mio Mare. E lui mi sprona a essere, a progredire.

Avrei voglia di parlare con una persona senza per forza dire qualcosa. Quando sei e basta senza doveri, obblighi e omissioni. Quando tutto il resto non conta, solo guardarsi davvero liberi da tutto
per il solo motivo di voler essere lì presenti e non sempre da un’altra parte. Per questo ancora non ho portato nessuno al cospetto del Mare. Confuso, smarrito, troppo arrabbiato, così illuso.
La Luna mi ha detto che non mi può parlare. Che se mi aiutasse non potrei riuscire. Le ho chiesto un suggerimento e lei mi ha donato un sorriso rotondo che sa di Sole. Non esistono scorciatoie per tutto ciò che è di valore, né trucchi, né finzioni. Solo questo mi ha potuto sussurrare. Ho provato a leggere tra le foglie la saggezza degli alberi, ma ho smarrito lo sguardo nell’Aria che fatta di puntini danzava leggera, spensierata senza pesi e priva di paure. Mi riempiva i polmoni, mi sollevava trasportandomi più in alto di tutte le paludi in cui ho costruito dimora. Mi solleticava il
corpo con il suo brio di energia che tutto cinge. Da quassù potrò vedere meglio tutt’attorno, ma sono crollato nuovamente a terra in una pozza di pioggia, sotto una luna buia, in mezzo a un mare
agitato da un vento furioso, e freddo e brividi e tanto rammarico come veleno che contrasta la magia.

Cieco, sordo, brutto e bugiardo. Davvero potrei incontrarti in queste condizioni? Avrei voglia di dirti tutte queste cose e sentirmi capito, dirle a voce mordendomi le labbra invece di scriverle quasi in modo asettico, con guanti di lattice e pagina sterile di occhi e mani e battito di cuori.

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