Il carabiniere

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Leon aveva già distrutto quattro gazzelle.

«Alla prossima ti sbatto fuori!», aveva tuonato il comandante.

«È che sono andato in testa coda per evitare i bambini che uscivano da scuola», cercò di difendersi il carabiniere, «lo avevo quasi preso». Il comandante non volle sentire ragioni. Leon passò tutta la notte in un inquieto dormiveglia. Era stato un lungo inseguimento, lui alla guida e il collega inchiodato sul sedile a pregare che tutto filasse liscio. Più volte era stato sul punto di acciuffare lo spacciatore ma al momento cruciale aveva sempre aperto gli occhi. Poi si era riappisolato ricordando la scolaresca e un fremito aveva percorso il suo corpo, avrebbe potuto fare una strage. Quel farabutto gli stava succhiando l’esistenza, ma giurò a se stesso che lo avrebbe preso, anche a costo di sfasciare tutte le auto dell’Arma e rimetterci il posto. Leon si mantenne calmo per un paio di giorni, lui e il suo collega continuarono a perlustrare la zona.

Quella mattina non fu come le altre. All’incrocio riconobbe lo spacciatore. Gli andò il sangue alla testa, ma ebbe il tempo di riservare un pensiero ai tanti ragazzi caduti nelle grinfie del male e ai suoi figli che proprio in quel momento si apprestavano ad andare a scuola. Fu un attimo, Leon sgommò e diede gas. Il suo collega si ritrovò di nuovo attaccato al sedile.

L’auto davanti iniziò a fare zig zag nel traffico e loro incollati dietro come un francobollo. Ma fu la volta buona, Leon salvò l’auto, la pelle sua e del collega, e con un’abile manovra riuscì a tagliare la strada allo spacciatore. Estrasse le manette e le mise a colui che gli aveva procurato i maggiori grattacapi negli ultimi anni. Poi ci fu il processo e a seguito di cavilli burocratici il giudice rimise in libertà lo spacciatore. E quando Leon incrociò lo sguardo dell’infame questi si fece una bella risata. Sbollì la rabbia con il pensiero che quel giorno avrebbe ritirato lo stipendio. Aveva promesso una pizza alla moglie e un bel regalo ai figli per la promozione. Sulla busta paga trovò però delle trattenute di cui non capì la motivazione. Quel mese avrebbe dovuto chiedere un prestito per coprire  le spese. E mentre pensava a chi rivolgersi gli parve di scorgere lo spacciatore alla guida di un’auto nuova fiammante. Leon pensò alla Costituzione italiana che aveva giurato di difendere. La stessa sanciva il diritto del cittadino a vivere un’esistenza libera e dignitosa e in questo diritto rientravano pure i carabinieri. Ma lui un’esistenza libera non l’aveva mai vissuta. Aveva compensato tale lacuna con la gioia di contribuire a procurarla agli altri. Che almeno potesse viverla dignitosamente… Si sentì perso, umiliato, ferito e indifeso, proprio lui che di mestiere faceva il carabiniere. Si accorse che mai era riuscito ad entrare nelle grazie di qualcuno, l’unico posto in cui era riuscito ad entrare era nelle barzellette. Ma per sorridere occorreva una grande autoironia e non era quella la giornata giusta.

Poi la radio gracchiò, il tempo di capire che alcuni ladri erano ancora nell’ufficio postale che avevano messo a soqquadro. Leon dimenticò i suoi guai e partì sgommando. Restarono lunghe strisciate sull’asfalto quale segno della sua nobile missione.

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