Il bilancio

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Giancarlo spense il pc e rimise in ordine il borsello con i suoi effetti. Finalmente i conti iniziavano a quadrare. Se l’era vista brutta, aveva rischiato il tracollo a seguito dell’insolvenza di alcuni clienti storici. Per risanare il bilancio, in accordo con il suo scrupoloso commercialista, aveva ridotto costi, fatturato e dismesso assets poco redditizi riuscendo, così, a conservare il buon nome e un ottimo rating presso banche e fornitori. Sperava di chiudere in pareggio, ma i risultati erano andati oltre le aspettative. Quindicimila euro di utile netto, un bilancio pulito, nessun debito pregresso e prospettive inimmaginabili fino a qualche anno prima. Se a ciò aggiungeva il terzo del suo stipendio messo da parte, l’appartamento in cui viveva interamente pagato, i cinquanta metri quadrati al mare e l’auto, poteva considerarsi ricco oltremisura.

Il suo ufficio era avvolto dal silenzio del sabato pomeriggio. Pensò ai dipendenti che sicuramente facevano la spesa con le proprie famiglie e pensò pure che fosse giunto il momento di pensare alla sua di famiglia, a quella che avrebbe formato con Marta. A trent’anni era certo che avesse trovato la compagna giusta. Lei non era come le altre che aveva avuto, ragazze con i soldi in cima alla lista dei loro desideri. Lei era bella, brava, umana. Non vedeva l’ora di riabbracciarla. Aveva prenotato un locale diverso dal solito. Dopo un anno vissuto a spaccare il capello, l’una tantum ci stava tutto. Chiuse l’ufficio, inserì l’allarme e mise in moto il Mercedes ritirato qualche ora prima dal lavaggio. Nonostante l’oscurità ebbe la conferma che il nero fosse sì bello, ma che si sporcasse subito. Percorse i venti chilometri che lo separavano dalla fidanzata.

Marta scese dopo cinque minuti. Giancarlo la baciò, poi le aprì lo sportello. Giunti al ristorante, acquistò dal pakistano cinque rose e le porse all’emozionata fidanzata. Violinista e pianista attaccarono l’Allelujah e un brivido percorse gli astanti. Giancarlo non poté non pensare ai colleghi in difficoltà e ai tanti padri di famiglia che avevano perso il lavoro. Marta lo riportò alla realtà: “Cosa mi dovevi dire?” chiese raggiante. Ma Giancarlo volle tenerla sulle spine. Intanto champagne, ostriche, succulenti primi di pesce, grigliate, e tutto quanto era nel menù ornavano il loro tavolo. I camerieri, pregustando una lauta mancia, litigavano tra di loro per accaparrarsi il cliente. La serata volò via. “Quindicimila euro di utile netto”. Il cameriere aveva portato il conto proprio nel momento in cui Giancarlo aveva ricostruito le emozioni provate nel suo ufficio qualche ora prima. “Complimenti!” Viste le circostanze fu l’unica cosa che riuscì a dire Marta. Poi si alzarono e Giancarlo accompagnò l’amore suo a casa. La baciò, lei abbozzò un timido sorriso e rientrò. Fu l’ultima volta che la vide. La intravide, però, qualche mese dopo, un pomeriggio d’estate, sulla lungomare. Scendeva da una Ferrari fiammante.

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