I romanzi premonitori

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I lettori sono una strana categoria umana, di solito sono silenziosi. Si guardano intorno con grande curiosità ma preferiscono restare da soli. Sono spesso controcorrente e sognano ad occhi aperti. A volte, i romanzi condizionano la vita reale e sviluppano vicende parallele. Ad esempio, se non avessi letto un determinato romanzo, in un certo momento della mia vita, forse non avrei trovato interessante quel ragazzo che somigliava così tanto al protagonista della storia che stavo leggendo.

I romanzi sono come i sogni: premonitori. Anticipano quello che sta per accadere nella tua vita e, in alcuni casi, disegnano un percorso alternativo. Se non avessi letto un certo scrittore italiano forse non sarei mai andata a Firenze, di certo non mi sarei avventurata sul ponte Santa Trinita, di sicuro non ci sarei tornata così tante volte. Una volta mi capitò di andare in quella città insieme ad un gruppo di turisti. Ormai lo scrittore era già morto da tempo e non ci saremmo visti. Ma pensavo ossessivamente a lui. Ricordavo la prima volta che lo avevo incontrato e pensavo che di tutti i romanzi che aveva scritto, uno non l’avevo mai trovato.

Ero distratta, insofferente. Mi guardavo intorno senza comprendere esattamente cosa mi dicessero gli altri. Rimasi indietro. Il gruppo mi distanziò, si allontanò di diversi metri e guardando le loro schiene, pensai di deviare. Cambiai strada, mi avventurai per stretti vicoli, mi separai dagli altri e mi guardai intorno pensando alla città. Smisi di sentirmi stanca e iniziai a camminare come se avessi una meta precisa da seguire. Non era vero. Non sapevo nemmeno io dove stessi andando. Camminavo seguendo una rotta che mi arrivava dal mondo dei sogni. Alla fine, mi ritrovai davanti ad un piccolo negozio di antiquariato. Una porticina di legno e alcuni gradini che scendevano mi invitarono ad entrare. Al bancone c’era un uomo anziano con dei larghi baffi e un sorriso gioviale. Non sapevo cosa stessi cercando. In effetti non cercavo nulla, almeno razionalmente. Salutai e mi guardai intorno. Vicino alla finestra notai una cassetta per la frutta piena di libri. Rovistai lì dentro. Trovai proprio quel romanzo che mancava alla mia collezione. Parla di un incontro immaginato, sognato prima che vissuto. Descrive una metafora tra l’amore e il destino. Sorrisi stringendo quel libro. Lo pagai poche monete e sempre sorridente tornai sulla strada. Il telefono, nel frattempo, si era spento. Non sapevo dove fossi e non ricordavo nemmeno un numero di telefono a memoria. Mi resi conto di essermi persa. Provai un remoto senso di angoscia, poi ripresi a camminare. Visitai di nuovo la città, andai in stazione, presi un treno diretto a Roma e mi regalai una vacanza dal mondo.

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