Fase 3

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Mentre dorme la città scopri la differenza tra l’alba, l’aurora e la levata del sole. Tra poco sarà un gran vociare, un brulicare di ragazzi che andranno a scuola e di insegnanti che li raggiungeranno seguendo il loro ritmo, un via vai di corriere che si incroceranno e di autisti che si saluteranno tra di loro. È così da sempre, il ritmo cadenzato della notte cederà il passo alla frenesia del nuovo giorno. Ci sarà chi comprerà la merenda e chi il giornale. Per alcuni la notte inizierà con le prime luci dell’alba.

Torneranno madri e padri di famiglia dai turni nelle fabbriche e dagli ospedali e persino i ladri avranno qualcosa di buono da fare: tornarsene alle loro case. Alba, aurora e levata del sole. È solo un attimo. I rumori non sono netti, tutto è ovattato. Percepisci l’odore del caffè e il profumo di cornetti caldi che provengono dai bar aperti in quell’istante. Qualcuno accenna sottovoce alle partite che si dovranno giocare. C’è un signore che appoggia i suoi avambracci possenti e tatuati sul bancone. Poi, ancora assonnato, paga, aprendo un portafoglio di quelli a strappo. È un rumore secco, sordo; sembra una saetta nella notte, dove tutto è amplificato. Perché la notte è fatta per dormire. Se ti giri un po’ riesci a cogliere l’aroma del pane appena sfornato e il camion della nettezza urbana che fa il suo giro, senza fretta, come se la notte fosse ancora lunga.

Senti in lontananza il vagito di un bambino che non sa ancora la differenza tra il giorno e la notte e il latrato di un cane che si sovrappone al canto del gallo. Ogni essere vivente reclama il suo spazio. Gli alberi tendono le loro chiome verso il basso e il gatto si struscia tra le tue gambe per salutarti a modo suo. L’aria frizzantina ti ricorda quella frazione di secondo, quando il giorno copre definitivamente l’aurora. Gli uccelli intonano il loro canto. Ti stiracchi per allentare le tensioni del tuo corpo che dorme ancora. Giù, in città, ci si appresta a vivere un nuovo giorno, l’occasione per dire grazie, di nuovo. E c’è chi come te lo fa dalla sua postazione, perché la notte è notte ovunque e il giorno è di tutti.

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