Diario dalla trincea

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Assisto all’Italia, la mia, quella che mi circonda e che si spegne, un pulsante la volta, uffici, persone che decidono giustamente di ritirarsi ed attenersi scrupolosamente alle disposizioni del Governo, che sta cercando disperatamente di strappare più italiani possibile dal contagio e dalla morte. Una macchina organizzativa che va costituendosi istante dopo istante, tra tutto, una solidarietà e una dignità che consegneremo ai posteri ed alla storia. Perché di storia stiamo parlando, stiamo vivendo un periodo storico che mai avremo potuto immaginare nemmeno 30 giorni fa e qualcuno purtroppo ancora si ostina a restare fermo in quella linea temporale ad allora quando tutto andava bene, perché anche quando credevamo di stare male, stavamo benissimo. Il tempo, questo terribile virus stranamente, dandoci uno stop decisamente troppo violento, ci sta facendo riscoprire tutte quelle cose sepolte dalla routine e dall’abitudine. La calma, il silenzio, l’aria più pulita, i sentimenti meno liquidi, le emozioni mai tanto ferocemente vive e con la voglia di manifestarsi, in ogni modo. Ci guardiamo perfino in modo diverso, ci soffermiamo a scavare sembra quasi che la superficialità sia stata bandita dalla nostra mente. Faccio gli auguri al mio papà, ascolto una gioia quasi di bambino, una rassicurazione ma la mia mamma invece mi mostra tutta la sua preoccupazione, mi sa ancora a lavoro e conosce fin troppo bene che ogni giorno permetto al virus di avvicinarmi, ma il mio senso del dovere mi guida e con le dovute precauzioni mi fa sempre essere presente in questo momento siamo tutti utili e anche chi soltanto per fare un caffè o un pezzo di dolce offerto, si riceve una grande dose di gratitudine per chi così semplicemente si sente restituire un po’ di normalità in questa che fa paura pronunciarne il nome, ma niente è più azzeccato e rende l’idea, lo dirò sottovoce “guerra”. Ho ascoltato tante volte mia suocera ed i suoi racconti, letto nel suo sguardo il rifiuto per quei periodi che aveva vissuto da giovane dove davvero gli stenti e la fame erano il problema principale tutti i giorni, mentre ora lo è uscire per fare una corsa, con i frigoriferi pieni e senza particolari vere necessità con l’unica ossessiva mania di persecuzione, essere tediati dalla noia. Sorriderebbe a guardare ed ascoltare questi lamenti, ma per fortuna non ha potuto assistere a questa che per lei sarebbe stata una vera e propria tragedia. Guardo i miei colleghi, quelli che difendono la giustizia quelli che non possono restare a casa, martoriarsi le mani per la polvere dei guanti, il rossore al viso perché inizia a far caldo e la mascherina per tante ore premuta sul viso, procura degli arrossamenti inevitabili soprattutto sotto il sole che ora inizia a scaldare davvero, la primavera preme nella natura che non la contiene in tutta la sua esplosione di colori e gemme fuochi d’artificio per gli occhi e l’odore di bruciato della polvere da sparo è sostituita dal profumo del fiorire…la Primavera che dovrebbe portare il risveglio e che invece quest’anno porta attaccata al suo manto la morte sotto forma di virus, nessuno è immune, nessuno viene risparmiato, si diverte a colpire tutti, di ogni età e ceto sociale… Mentre leggo una circolare che mi consente di lavorare da casa, cerco di comprendere attraverso il manuale, come poter abilitare il mio pc e così acquietare tutti e anche la mia coscienza, ogni volta che rientro a casa. Qualcosa però mi stringe il petto, quando guardo il viso degli altri, loro non possono farlo e so che ora anche uno è indispensabile…sarebbe bello che qualcosa o qualcuno domani al sorgere del sole si porti via e spazzi questa maledetta paura e con il virus questa angoscia che ci sta ricodificando la vita e le abitudini, anime disorientate che nascono ogni giorno e imparano in pochissimo a camminare, alcuni vacilleranno altri perderanno la vita, in un sordo silenzio e fetore di solitudine, chissà se ricorderemo tutto questo e un giorno e impareremo così dall’esperienza di questa tragedia ad essere uomini migliori…chissà!!!

Foto di skeeze da Pixabay

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