Déjà-vu

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di Riccardo Masia
Ci insegnano che andare sempre dritto per la nostra strada sia la cosa giusta da fare, in tutti i casi. Se si sbaglia bisogna rialzarsi, se si trovano ostacoli durante il cammino bisogna oltrepassarli, aggirarli o sbatterci la testa e imparare dagli errori.
Non ci dobbiamo guardare indietro e anche se il cammino sarà lastricato di prove di coraggio, dobbiamo affrontarle, sin da piccoli: il primo giorno di scuola e la paura di non essere preso in considerazione da tutte quelle facce sconosciute, il primo esame con le gambe tremanti sin dalla mattina e la paura di sbagliare, o il primo vero bacio, alla fine pure quella è bene o male una prova di coraggio che non può mancare nella lista. In sostanza tutte hanno una cosa in comune, la paura del giudizio, di una brutta reazione di colui o colei che abbiamo davanti, paura di cosa possano pensare di noi, di essere rifiutati, respinti, scartati. Vogliamo essere apprezzati, piacere alle persone per riuscire a farne parte. Ne abbiamo bisogno, siamo così, da soli ci annientiamo. Inutile dire che stiamo bene soli con noi stessi, non è vero! La nostra vita è dipesa in gran parte dagli altri, devi fare i conti ogni giorno con quelli che ami e con quelli che ami un pò meno. Per fortuna!

La nostra strada è lastricata di una miriade di persone, ne conosciamo sempre di più andando avanti con gli anni, delle volte le scegliamo noi, altre ci scelgono loro, vecchie e nuove che si intrecciano e una gran parte che dimentichiamo. Seguire il cammino senza dare qualche sbirciatina al passato non è facile, perché alcune persone lasciano il segno ed è difficile separarsene. Dovresti camminare diritto senza voltarti, tipo quando dicono che il motivo per cui gli uomini hanno gli occhi in quella precisa posizione è perché devono “guardare sempre avanti, al contrario dei pesci o delle mosche”, no?

Difficile, è normale che indietro ci guardi, come fai a far finta di niente? Qualcosa come un amore passato, un viso scolpito nella tua testa non va via così facilmente, ci vuole tempo o magari indifferenza. Tutto è passato e non puoi farci niente, le scelte che hai preso non vanno rivangate, è giusto, i rimorsi è meglio non averli, ma se ci ripensiamo i sentimenti passati riescono fuori, perché alla fine i ricordi sono fatti anche di quello, non solo di sensazioni, immagini, suoni e odori! Quelli poi, pare che siano talmente radicati nel nostro inconscio che quando li risentiamo improvvisamente la mente viaggia, a volte senza ricordi precisi, solo vaghi, mentre a volte si materializza davvero un’immagine davanti a noi. Non parlo di lasagne o profumo di caffè, ma di persone, momenti e sensazioni vere e vissute.

Insomma siamo forti in questo, riusciamo a soffocare quello che è stato rimpiazzandolo con dei sentimenti nuovi, qualche nuova amicizia non ci fa pensare a quella perduta, nuovi amori prevalgono sui precedenti, ma non sempre succede. E’ strano non sbirciare nel passato ogni tanto, e alla fine lo facciamo, un po’ ci piace, fa parte della nostra storia e quindi perché privarcene? Non è nostalgia né fossilizzarsi troppo su ciò che è stato e nemmeno voglia di riaprire porte chiuse ormai da tempo, ma solamente “rievocare” il passato per vedere che succede, se ci sentiamo meglio. Cullarsi talvolta nei ricordi ripensando agli stessi posti, alle promesse fatte e a quei bei momenti che probabilmente non torneranno, o se tornano saranno diversi, fa parte di noi e non ce ne vergogniamo, e la sensazione di aver vissuto già un momento o addirittura una storia, a volte capita. Ritrovi qualche piccolo particolare già visto, sensazioni magari già provate, discorsi già fatti. Pensi che quelle cose le hai già dette, quegli scambi di sguardi e sintonie sono familiari, e alla fine quelle emozioni riaffiorano ancora una volta.

Ma noi siamo tutti diversi, perché trovare somiglianze con qualcun altro? Non lo so, forse in fondo nella nostra mente si accende qualcosa. Qualcosa che ci spinge a ripercorrere quei passaggi, quei momenti così piacevoli che vogliamo assolutamente rivivere, o al contrario ci dice di stare attenti, perché ci siamo già passati e abbiamo la sensazione di sapere come andrà a finire, e forse bisogna cambiare direzione. Magari siamo talmente tutti quanti collegati e simili, che di differenze sostanziali ne troviamo poche, magari abbiamo bisogno di trovare qualcosa di familiare quando conosciamo a fondo qualcuno, per poterci fidare, per poterci affezionare. E quindi siamo lì che ci leghiamo ancora una volta, e una volta ancora.

E’ utile prendere atto dei nostri errori e imparare da loro, ma spesso li rifai, o almeno quelli che ti eri ripromesso di evitare sono i primi che ritornano. Diventa quasi un ciclo, proprio così, siamo strani, prevedibili, non cambiamo, o se lo facciamo diventiamo più cinici, magari ci va bene e restiamo per tutta la nostra vita con la persona che amiamo, o restiamo in contatto con amicizie di una vita perché abbiamo un legame speciale, o magari ci dice male e la testa a forza di sbatterla ha più bozzi di quella dei manichini dei crash test.

Quando troviamo qualcuno con cui condividere il nostro tempo e le nostre esperienze è un bel traguardo. Che sia un’amicizia o un amore importante poco importa, ce l’abbiamo fatta. Sappiamo che saranno lì con noi, non ci deluderanno e noi non li deluderemo, ed è li che capiamo la differenza, sono proprio lì sotto i nostri occhi le caratteristiche che li distinguono: la voglia di far parte della nostra vita. Se sbagliamo ci capiranno e ci perdoneranno, non è cosa da poco, il segno che hanno lasciato gli altri resta lì, e siamo liberi di dargli o non dargli importanza, come vogliamo. Ma chi resta con noi vuole continuare a farlo, e nessuno glielo impone.

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