Chiara

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Non c’era musica la notte che Diego si fermò da lei.

Di solito Chiara metteva sempre su un po di musica quando invitava a casa qualcuno per la notte. Ma non quella sera, non per lui.
Voleva averlo senza distrazioni, voleva poter dire i suoi pensieri ad alta voce, voleva che lui sapesse di lei, e questo la faceva sentire più nuda del solito.
Senza musica poteva anche andare, ma qualcosa per creare atmosfera ci serviva, optò per le candele profumate. Ma quante metterne? Si dedicò così tanto a questo pensiero che non si accorse che il tempo a sua disposizione era finito abbastanza rapidamente. Tanto rapidamente che alzando la testa per riprendere fiato e riorganizzare le idee vide Diego poggiato sulla soglia della porta che con la testa inclinata da un lato l osservava divertito.
Appena lo vide lanciò un urlo da svegliare tutto il palazzo, poi si guardò allo specchio che aveva davanti e si vide buffa con quel ciuffo di capelli che si ribellava alla naturale piega della sua testa.
– E tu cosa ci fai là?
– Mi ha fatto entrare Claudia, si stava facendo tardi e mi sono permesso di salire, ho sbagliato?
– Sì!, ehm no cioè… è solo che non mi aspettavo di vederti là. E poi devo ancora finire di preparare… cioè di preparami.
– Va bene ti aspetto.
– Ok, ma non qua, anzi aspettami di sotto.
– Come si sotto?
– Sì, poi ti spiego, disse Chiara abbassando il tono della voce.
– Ok, ma sbrigati che siamo già in ritardo.
Chiara scese dopo 20 minuti, passati a domare il ciuffo alterato e a sistemare quelle che aveva deciso essere il numero e profumo giusto di candele.
Trovò Diego appoggiato allo sportello della macchina che guardava nel vuoto.
La faccia era curiosa, osservava la vitalità di una lumaca attaccata ad un lampione che provava la scalata.
Lei lo riportò alla realtà battendo un paio di volte le mani, lui la guardò, sorrise e si accorse che stavano facendo tardi.
In fretta le aprí la portiera, eliminando ogni gestualità galante o romantica, accese e partirono.
Qualche chilometro dopo i due arrivarono in una piazzetta deserta dentro quartieri periferici, in cui le uniche luci attraenti erano quelle di un distributore automatico di sigarette.
– In che locale hai prenotato? Chiese Chiara.
– Locale? qui non c’è nessun locale..
– Come nessun locale, mi hai messo fretta pensavo che…
– No, non siamo qua per mangiare, cioè anche… aspetta e vedrai
– Lo spero ma intanto inizio ad avere fame, replicò Chiara con tono un stizzito.
Diego uscì dalla macchina e si diresse verso una panchina, portando con sé una busta. Chiara, anche se ancora incerta, lo seguì. Si sedettero in direzione di una palazzina popolare, classico alveare da grande città.
– Bene, siamo in orario. Disse Diego tirando un sospiro di soddisfazione.
Mentre lo diceva frugó nella busta, stette un po’ a rimestare nella plastica per poi tirare fuori qualcosa avvolto in una carta alluminio.
– Tieni, questo è tuo e lo porse a Chiara.
Lei lo guardò con fare molto interrogativo, ma prese il cartoccio e lo studiò.
– Mangia pure tranquilla è tutta roba naturale.
Intanto una luce dal pianterreno proietta una lunga ombra sul piccolo marciapiede, e un uomo si intravede dalla porta finestra.
Diego istintivamente poggia la mano sul braccio di Chiara

– “Dai che sta per cominciare”.
Chiara continua a guardarlo perplessa.
Dalla porta finestra arriva l’immagine dell’uomo che inizia a fare movimenti strani, un signore sulla cinquantina, solo in casa, o così sembra, si fa largo tra il mobilio dai toni pallidi e inizia a muoversi con fare scoordinato.
– Ma chi è? chiese Chiara
– Poi ti spiego, intanto guarda. Sono cinque martedì che non mi perdo una prova.
– Prova?
– Sì. Immagino che si stia preparando per una serata di danza con la sua “bella” .
– Sicuro, a me sembra più uno che litiga con l’aria…
Diego scoppiò a ridere.
Chiara continua:

– alla fine si prepara per una lotta, l’amore è sempre un lotta.
Questa volta fu Diego a guardarla accigliato.
Allora Chiara espose la sua teoria…

– Vedi per me il sesso è sempre una guerra, invece fare l’amore è come un armistizio.
Inutile dire che l’espressione di Diego diventò ancora più strana.
– Poi ti spiego, replicò Chiara e con il dito indicò l’uomo che provava a ballare – guarda si muove in maniera compulsiva sembra che voglia scacciare un moscone
– Tranquilla a questo punto lo fa sempre, ancora devo capire perché.
Risero insieme senza motivo…
Diego si fermò a dormire da lei, le luci erano giuste, il profumo anche.
La mattina dopo Diego si alzò presto, doveva andare a lavoro
– Già vai via? chiese Chiara
– Sì, altrimenti faccio tardi. Per curiosità questa notte è stata guerra o armistizio?
Chiara rimase qualche minuto a pensare e capì che le variabili non erano più due, anche se ancora non sapeva come chiamare la terza.
Così poco dopo alzò lo sguardo verso Diego e sorridendo rispose – “vai che rischi di fare tardi”

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