Alvaro il camionista

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Alvaro sogna di fare il camionista. Ma non un camionista qualunque, perché questo già lo fa, lui vuole diventare un camionista vero, di quelli con la C maiuscola. Sa che deve prestare attenzione a ogni minimo dettaglio, giorno per giorno, cantiere per cantiere, cliente su cliente. Il suo stato d’animo si divide a metà, perché se da un lato gli sono evidenti i suoi progressi, dall’altro si sente braccato dall’angustia, quell’insoddisfazione tipica di chi vuole bruciare le tappe.

Il momento più bello per lui è quando qualcuno gli dà la mancia, e non tanto per un fattore economico, seppur importante, ma per la soddisfazione di essere apprezzato. La vita nei cantieri è dura per tutti, anche per l’autista che deve garantire gli approvvigionamenti nei tempi e nelle modalità concordate. Ma ciò a volte può anche non bastare. Capita, infatti, che riceva le richieste più assurde, richieste che presto si trasformano in pretese. E allora si deve armare di santa pazienza ed accettare di manovrare anche in condizioni disagiate e pericolose.

Ma è la sua vita, la sua passione. Alla guida di quel bestione stracolmo di inerti, che a pieno carico sfiora i quattrocentocinquanta quintali, si sente padrone del mondo. Quando sale l’adrenalina è come se si trovasse in un’altra dimensione, ai limiti della presunzione. Alvaro ha bisogno di nuove sfide, vuole misurare le sue capacità, vuole spingersi oltre. Ha visto un film in cui il poliziotto, improvvisatosi autista per necessità, sale su un bestione e rincorre un’auto condotta a gran velocità da un ladro. E Alvaro pensa che se lo può fare un attore che fa tutt’altro mestiere per lui dovrebbe essere una passeggiata.

Intanto abbozza un mezzo sorriso nel ricordare le pessime figure dei primi tempi, gli imbarazzi che seguivano i suoi movimenti impacciati e i rivoli di sudore che gli imperlavano le magliette già sgualcite dalla polvere di cantiere, dal sole cocente dell’estate e dalla pioggerellina invernale. Perché l’autista è autista sempre, in ogni condizione climatica. Alvaro, che è tosto, è riuscito a regolare la sua temperatura corporea fregandosene del tempo. Indossa, sia d’estate che d’inverno, una maglietta di cotone che un tempo era stata bianca. Probabilmente ne ha più di una, sempre comunque dello stesso modello.

Alvaro sente di conoscere tutti i segreti del mestiere. Sa che un bravo autista deve entrare in retromarcia quando occorre, deve scaricare nei punti nevralgici del cantiere e mettere in pratica tutta una serie di accorgimenti che i neofiti ignorano. Ma lui cerca altro, oramai è deciso, vuole un test più probante, la certificazione della sua bravura. Alvaro cerca l’apoteosi. E l’occasione giusta non tarda ad arrivare. Si tratta di consegnare il classico carico di sabbia presso quello che è considerato il cantiere più scomodo di sempre, lo spauracchio di vecchi e nuovi autisti. In quel cantiere ci hanno rimesso la reputazione i migliori. Ma Alvaro già si vede mentre riparte in trionfo, tra gli occhi increduli degli operai e quelli pieni di riconoscenza e orgoglio del suo datore di lavoro.

Alvaro parte concentrato, ingrana la marcia e va dritto in avanti. Se ne frega degli operai che cercano di fermarlo, lui pensa che siano anche invidiosi. Le fronde battono come fruste sul parabrezza del suo mezzo. Gli specchietti retrovisori quasi si incastrano tra gli arbusti. Aziona i tergicristalli per provare a far cadere i fili d’erba e i pezzi di legno, ma li spegne subito per paura di bruciare il motorino. Procede a passo d’uomo, se sbaglia rischia di restare incastrato. Tra il camion e i muri laterali passa un filo d’aria. Dopo qualche minuto, che sembra un’eternità, sbuca in uno spiazzo un po’ più largo. Quando raggiungi la vetta la strada percorsa ti sembra meno dura. E forse sarà per questo che Alvaro pensa che tutto sommato poi non è stato coì difficile. Ma ora è giunto il momento di completare l’opera e raccogliere il consenso. Aziona il ribaltabile e scarica la sabbia che si accumula al centro del piazzale. Poi, tronfio, scende dal mezzo e si dirige verso gli operai. Li trova tutti a bocca aperta, come aveva immaginato. Alvaro è galvanizzato, non vede l’ora di raccontarlo anche agli altri. È tutto un fremito, il cuore batte forte. Poi si gira e realizza. C’è il cumulo di sabbia. «Porca miseria!», grida, «E adesso dove passo?».

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