Un Natale speciale per Clara: Bianca e la sedia a rotelle

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Clara era un’anziana signora, che viveva sull’Everest, e da qualche anno non camminava più, a seguito della sua flebite alle gambe. Trascorreva le sue giornate vicino la finestra della sua camera a fare l’uncinetto, ascoltava i suoni della natura e sentiva la nostalgia di non poter più osservare tutto ciò da vicino. Lei aveva sempre amato il paesaggio: fin da giovane si divertiva a fare lunghe passeggiate, le piaceva raccogliere dei fiori e riporli nel vaso al centro della tavola, per avere quel profumo della natura anche dentro casa. Ora invece poter osservare tutto ciò stando seduta su una sedia o dentro un letto, le dava un tormento. La signora Clara viveva con sua sorella Mary, molto più giovane di lei, aveva 20 anni di meno e passava da una relazione all’altra, non era mai stata una donna stabile. Anche quando i medici le dissero che sua sorella Clara a breve non avrebbe potuto più camminare, non aveva rinunciato a trascorrere le giornate fuori casa con i suoi amanti. Clara aveva sofferto tanto per questo brutto caso che il destino le aveva riservato, ma stava ancora più male perché non avrebbe potuto più rivedere i suoi monti, non avrebbe potuto più portare da mangiare agli animali delle montagne che lei accudiva come se fossero suoi figli da sempre. Probabilmente ciò era dovuto alla sua mancata maternità. Clara aveva avuto un solo uomo nella sua vita. Lo aveva amato tanto, ma lo aveva perso in guerra, quando fu chiamato nelle armi, ed è così, che solo immergendosi nella natura, circondata da quegli animali, riuscì a superare quel dolore. Natale era vicino, un giorno sua sorella le chiese: “Clara, desideri qualcosa per Natale?”

“In realtà è da un poco che ci penso, ci ho riflettuto a lungo e una cosa la vorrei”.
“Bene, dimmi Clara!” rispose sua sorella mentre preparava la tavola.
Una sedia a rotelle!”
Mary si fermò con le posate in mano e scoppiò a ridere, pensando che sua sorella si fosse bevuta il cervello. “Una sedia a rotelle? E cosa devi farci? Stai sempre in casa sulla sedia, o nel letto, e la nostra casa è così piccola che una sedia a rotelle occuperebbe solo tanto spazio”.
“Sì Mary, ma con una sedia a rotelle potrei uscire fuori casa e le mie giornate sarebbero migliori”.
“No Clara, non è possibile, ci sono troppe spese, e poi lo sai benissimo che io il giorno lavoro e nessuno potrebbe portarti fuori”.
“Mi basterebbe anche qualche ora nell’arco della giornata, ma come non detto”.
“Ne riparleremo Clara, ma non pensarci troppo!”
Clara conosceva sua sorella, quel “non pensarci troppo” stava a indicare che doveva togliersi di testa quel pensiero e che non doveva più uscire dalla sua bocca.

Un giorno bussò alla loro porta Bianca, una bambina di 9 anni, con due lunghe treccine nere e qualche lentiggine sul viso, che chiedeva un pochino di latte per il suo fratellino, perché il papà stava lavorando e la mamma non poteva scendere in paese lasciando lei e il piccolo da soli.
Mary diede alla bambina il latte che aveva in casa, e la bambina le rispose sorridendo: “Grazie gentilissima donna, tutta la mia famiglia la ringrazia!”. Poi mentre era sull’uscio della porta, sentì la voce di un’anziana donna che domandava: “Mary, chi è alla porta? Mary ho sentito la voce di una bambina”.
Mary presentò a Bianca sua sorella Clara e la bambina non fu affatto colpita di trovare l’anziana donna nel letto, anzi le ricordava sua nonna che viveva con loro ed era morta da qualche mese. Quella mattina parlarono diversi minuti, poi Bianca ricordò di avere il latte che il suo fratellino reclamava e così salutò l’anziana, chiedendo se poteva tornare a farle visita. La donna non aspettava altro e fece un cenno di approvazione con la testa. Mary sebbene all’inizio fu un po’ sorpresa che per la prima volta nella loro casa entrasse un’ospite, fu contenta che quella bambina riempiva le giornate della sorella anche quando non c’era. Le lasciava la finestra della camera socchiusa, in tal modo la bambina poteva entrare da lì. Trascorrevano lunghi pomeriggi insieme: Clara le raccontava della sua infanzia, giovinezza, e la bambina seduta sulla sedia era un’attenta ascoltatrice. Solo qualche volta interrompeva quei racconti facendo delle domande all’anziana. Una volta la bambina le chiese se aveva una nipotina da presentarle e Clara rispose: “Avrei tanto voluto avere una nipotina, spesso nelle mie giornate tristi e grigie immaginavo proprio una nipotina che era seduta lì, proprio dove sei tu adesso, che mi faceva sentire meno sola, ma purtroppo non ho mai potuto godere della gioia di diventare mamma e quindi di avere nipotini”.

Bianca disse: “Posso essere io la tua nipotina? Posso chiamarti nonna Clara?” e si gettò sul letto ad abbracciarla.
“Certo piccolina mia, non desidero altro”.
Intanto il 25 Dicembre era molto vicino e sebbene quella bambina così piccola aveva fatto dimenticare a Clara il regalo richiesto a sua sorella, sapeva che quel Natale per lei sarebbe stato triste, perché mentre tutti festeggiavano fuori casa facendo il tradizionale pupazzo di neve, lei non poteva osservare tutto ciò.

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