Note dall’alto – Lenana

Foto di xiSerge da Pixabay
Foto di xiSerge da Pixabay
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Nel cuore del Kenya, 9 gradi a sud dell’Equatore, leggermente spostato a nord della linea ideale che unisce il mare e il lago Vittoria, si trova il Monte Kenya (Kirinyaga nella lingua kikuyu), il secondo più alto nell’Africa.

Si tratta di una vasto massiccio di origine vulcanica non particolarmente evidente su cui spiccano varie cime, di cui la principale (Batian, m. 5199) fu scalata nel 1899 da Halford John Mackinder e dalle guide César Ollier e Joseph Brocherel per una via che presenta tratti di arrampicata di media difficoltà alternati a tratti di salita su ghiaccio. Molto più facile è salire sulla punta Lenana (m. 4985), al punto di essere meta di escursioni organizzate da agenzie turistiche, anche se non sono da sottovalutare le difficoltà legate alla quota (preparazione atletica, possibile mal di montagna, necessità di equipaggiamento adeguato).

Halford Mackinder

Non si conoscono i nomi dei primi salitori di punta Lenana, né si conoscono i nomi delle persone che vi si sono succedute, che a tutt’oggi dovrebbero essere molte migliaia, accompagnate da guide e portatori. Tra tutti questi, meritano di essere conosciuti e ricordati i nomi di Felice Benuzzi, Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti che vi salirono da soli, non conoscendo l’itinerario, non disponendo di vestiario adeguato (a quasi cinquemila metri di quota, anche all’Equatore le temperature scendono fino a venti gradi sotto zero), essendosi fabbricati scarponi da montagna improvvisati, ramponi rudimentali, procurandosi il cibo facendo la fame nei giorni precedenti l’impresa e accantonando accuratamente tutto ciò che pensavano potesse sfamarli nei giorni successivi.

Felice Benuzzi e sua moglie Stefania

I tre partirono di notte, cercando di non farsi vedere dalle autorità locali, evitando di avvicinarsi ai villaggi dei pastori Kikuyu, con il costante timore di essere intercettati da bande di guerriglieri o da belve affamate. Attraversarono, prevalentemente di notte, le zone abitate, i campi coltivati, i vasti pascoli; arrivarono nella zona in cui la steppa ed i seneci prendevano il posto della savana lussureggiante, finirono i pochi viveri e la scarsa acqua che si erano portati, si accamparono per l’ultima volta ai piedi della rampa terminale che porta alla vetta. Infine, il 6 febbraio, dopo aver tentato inutilmente la salita per una via impercorribile, i tre giunsero in vetta, dove lasciarono una bandiera italiana fatta con tre pezzi di stoffa rubacchiati e cuciti insieme.

Felice Benuzzi, che successivamente farà la carriera diplomatica diventando, tra l’altro, ambasciatore in Uruguay, e i suoi due compagni rientrarono poi, dopo alcune peripezie, il 10 febbraio 1943 nel campo di prigionia inglese in cui erano detenuti in seguito alla loro cattura in Etiopia e dal quale erano fuggiti quindici giorni prima per salire sul monte Kenya; dovevano essere puniti per l’evasione secondo il regolamento ma, dopo qualche giorno, i tre vennero rilasciati dal comandante del campo che aveva apprezzato la loro impresa sportiva.

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