Quanto batte il cuore di uno scrittore

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Ti lasci sprofondare sul divano. È finita, per oggi. Rattizzi il fuoco che hai lasciato ardere per tutto il pomeriggio. La cenere è ancora calda. Metti qualche ciocco, quel tanto che basta a ravvivare l’ambiente. Riavvolgi il nastro e rivivi la giornata  appena conclusa. Sai che presentare un libro significa presentare te stesso.

Per questo sei frastornato.
Hai il battito accelerato, la gola secca, la bocca  impastata e un’arsura che la bottiglietta   d’acqua riesce ad attenuare solo per un attimo. Tremi come una foglia, fortuna che inizi a   parlare. Hai preparato discorsi profondi, sai che devi ringraziare il mondo intero, ma le parole   prendono un’altra direzione.
La sala è gremita. Ti soccorre il pensiero che il tuo maestro di Qi Gong ha voluto riservarti qualche ora prima: “Parla con il cuore. Dal cuore il coraggio”. E tu fai come dice lui, e la presentazione volge alla conclusione. Sai bene  cosa è successo prima, sei presente adesso, ma è nel mezzo che fai fatica a ricordare. Lasci spazio al protagonista, perché se hai la pretesa di scrivere questo è il suo momento, lo merita. Hai vissuto con lui una storia vera, due mondi paralleli che si sono incrociati in un unico respiro.

Ti defili, firmi qualche autografo, ti intrattieni con qualche amico o familiare.
Quasi ti nascondi per non ostacolare quel momento magico. Ti sottrai ai flash dei fotografi e cogli negli occhi la gioia del protagonista e della sua famiglia. Lasci che il tempo plasmi le emozioni come meglio crede. Ti soffermi a guardare il busto posizionato sulla parete laterale, non tanto per darti un’aria da intellettuale ma per ingannare l’attesa. Qualcuno si avvicina per dirti che sei bravo. Tu accenni un sorriso e ringrazi. Altri ti chiedono un autografo ma c’è dell’altro. “Devo dirti che c’è qualche errore, ma piccolo”, ti confessa un’insegnante che ha già letto il libro. Il tuo pensiero va subito a qualche eventuale h ballerina o a un congiuntivo andato a male. “Ci sono un paio di refusi”, si affretta a chiarire lei. “Un paio di refusi in un libro?”, pensi tirando un sospiro di sollievo, “Caspita, ben vengano, se non altro sono umano”. Poi ti giri e guardi compiaciuto tua moglie, la tua prima e unica correttrice di bozze. “Siamo diventati bravi”, vorresti dirle. Ma ti rivolgi di nuovo alla professoressa chiedendole se l’ha letto veramente bene e lei ti conferma che non si è persa una virgola.

Intanto il tuo amico è stanco ma felice. L’autore vive di riflesso, sa che il suo successo dipende da quello del protagonista, ma quello che cerchi tu deve ancora arrivare. E mentre ti appresti a riordinare gli effetti personali una lettrice a cui non puoi non volere bene ti consegna l’ambito premio, lontano dai riflettori, dove non ci può essere malinteso: “Devo complimentarmi perché ho riconosciuto in te un autore maturo. Hai saputo orchestrare molto bene il materiale a tua disposizione e hai saputo creare una bella storia con i tempi giusti, le digressioni e i salti temporali. Una storia che ho letto tutta d’un fiato”.
Aveva un sapore buono la pizza che tu e il protagonista avete gustato in intimità con le vostre famiglie dopo la presentazione.
Ora le emozioni si affievoliscono tra le tenui fiamme del camino; sei indeciso se mettere l’ultimo ciocco di legna o di provare a dormire. Sai che l’indomani devi recuperare ciò che non hai prodotto oggi. Agisci da persona seria, scegli la seconda opzione.
Ma lunga sarà la notte.

(Nella foto di Antonio Nardelli un momento della presentazione del libro “Quel chilometro in più”, scritto da Bruno Di Placido e basato sulla storia vera di Carmine Di Mambro, presso la sala Restagno del Comune di Cassino)

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