La strategia del gioco attraverso la scrittura

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I dialoghi con gli autori di Tantestorie.it
Intervista con Paolo Fiorelli, giornalista e autore di “Pessima mossa, maestro Petrosi” edito da Sperling &Kupfer, un avvincente giallo sui generis ambientato nel mondo degli scacchi.
Le analogie tra strategie di gioco e strategie di scrittura sembrano davvero molte nell’universo ‘logico’ percorso da Paolo Fiorelli.

Come è nata la trama di “Pessima mossa, maestro Petrosi”?
“Dunque, ho una grande passione per i gialli e una grande passione per gli scacchi, ho pensato di metterle insieme in un unico libro, ma non è solo questo. Mi è venuta questa idea che si poteva creare un personaggio, secondo me, interessante, divertente e atipico, ovvero un investigatore molto sui generis: Achille Petrosi, che non è un detective professionista ma un Grande maestro di scacchi. E userà le sue conoscenze sul gioco per risolvere il caso. Che cosa c’entra con un delitto? Apparentemente niente. E invece, secondo me, le affinità sono molte. Un maestro di scacchi usa la logica è abituato a capire le intenzioni delle altre persone, è abituato ad analizzare i dettagli delle posizioni e quindi, soprattutto, è un cercatore di verità. La posizione di una partita è come una situazione di caos in cui bisogna trovare un ordine proprio come in una indagine e, quindi, perché no? Perché non farne un investigatore?”

Le azioni di giocare e scrivere hanno delle forti somiglianze? In che senso?
“La scrittura, come ogni gioco, ha le sue regole e come ogni gioco ha la sua estetica, un modo di creare ordine, quindi il paragone non è, per me, azzardato. Ci sono molti libri che sono apertamente giocosi, penso ad alcune opere di Umberto Eco che ha dimostrato come si può scherzare con la grammatica e con il linguaggio, e poi ci sono studi importanti di linguistica che dimostrano come la costruzione di una storia possa essere assimilata ad un gioco che ha delle precise fasi e delle precise regole. Quindi perché no? Secondo me il paragone tiene!”

I punti di riferimento letterari di Paolo Fiorelli autore?
“Non è facile perché vorrei citarli tutti, il mio primo grande amore è stato Dino Buzzati, tanto è vero che sono diventato giornalista e scrittore perché volevo seguire le sue orme e in qualche modo l’ho fatto, penso di aver trovato una strada mia, ma l’ho amato molto come autore sia de “Il deserto dei tartari” che dei racconti. Poi Tommaso Landolfi, Franz Kafka, ho avuto una fase in cui mi sono avvicinato agli autori fantastici e poi ai giallisti. Ma sempre con la passione per il paradosso, per la fantasia, dove troviamo il gioco della soluzione paradossale, mi piace questo tipo di situazione, per questo apprezzo molto Chesterton, oltre ad essere l’autore dei racconti di Padre Brown ha anche scritto “L’uomo che fu giovedì” che è un giallo che mira al fantastico. E’ questo il tipo di letteratura che mi affascina di più, in cui l’elemento giocoso e creativo è molto forte”.

a cura di Paola Caramadre

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