La porta del tempo

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Immaginate in un paese qualsiasi della Ciociaria una ragazzina curiosa, abituata ai comfort nostrani e una nonna dal desiderio di far scoprire il passato alla nipote. Ma è possibile tutto ciò? Certo, basta aprire una porta del tempo nel proprio cuore e fare un salto indietro con gli anni.

Gli ingressi delle case sono tutti aperti, ci si fida dei vicini (gli anziani sono tutti zii tra l’altro); non c’è acqua corrente in esse, quindi, occorre recarsi alla fontana comune per prenderla. Le donne sono tutte in fila, questo è un compito che spetta a loro, chiacchierano sono molto simili tra loro. Hanno in comune vari elementi, tutte portano il grembiule ed hanno uno strofinaccio arrotolato da mettere in testa per portare il contenitore dell’acqua. Quest’ultimo però non è uguale per tutte, infatti, quelle della parte alta della provincia usano la CONCA CIOCIARA un contenitore di rame con manici; mentre le donne del basso Lazio usano la CANNATA un contenitore panciuto di terracotta con manici e un versatoio davanti.

Poco più in là della fontana c’è il lavatoio, dove si lavano i panni sempre tutte insieme aiutandosi reciprocamente nel torcerli. In questo viaggio tra il virtuale e l’immaginario, a questo punto, la nipote sicuramente chiederà alla nonna del detersivo per lavare, ma la risposta non sarà piacevole. Infatti, per lavare si usava un sapone ricavato dagli scarti del maiale, ma l’odore non era dei migliori. Poi alcuni capi andavano sbiancati prima e per fare ciò occorreva preparare la COLATA, ovvero, panni messi in ammollo per una notte in cenere e acqua bollente, scaldata rigorosamente nel camino, posto in genere al centro della cucina.

In questo luogo avveniva tutto dal preparare il pranzo, al riposo, alla solidarietà tra vicini.Qui avveniva il rituale dello scambio del LIEVITO MADRE, una pasta acida fatta di acqua e farina, ingrediente principale del pane che si faceva rigorosamente in casa e durava circa una settimana.

Il viaggio di questa ragazza finisce nella cucina della nonna magari addentando una fetta di pane e col desiderio di viaggiare ancora nel passato.

Antonella Branca

Sono nata qualche annetto fa, cresciuta in un piccolo paese ricco di storia e tradizioni, a pochi passi dal mare, dove tuttora fuggo appena possibile. Ho frequentato la biblioteca del mio paese e sono cresciuta con lei, nel 2004 insieme con alcuni compaesani abbiamo fondato un’associazione culturale e creato un piccolo giornale a diffusione gratuita dal titolo “Sciuccaglie”. Sempre in quell’anno con un gruppo di amiche ci siamo occupate del nascente Museo della Pietra e siamo state formate per essere guide turistiche. Appassionata di seggi elettorali e politica, nel 2005 ho svolto un percorso universitario per l’accesso delle donne in politica e nelle istituzioni; lì mi sono innamorata della storia delle donne e della condizione femminile. Ho partecipato, dietro le quinte, a un progetto sulla guerra e le violenze di quel tempo. Nel 2010 ho creato un blog tutto mio, dove raccontare di viaggi nelle tradizioni popolari, nelle ricette italiane e della cucina povera. Ho scritto storie d'amore e di amicizia, e altro ancora. Scherzosamente mi definisco un po' giornalista, un po' food blogger, un po' storica. Ma sognatrice, romantica e solare; schietta, diretta e determinata.  Cerco di trasmettere i sentimenti che catturo nel mio vivere quotidiano, spesso con ironia dico: "Sono una scrittrice, qualsiasi cosa tu dica o faccia può essere utilizzata in una storia". Ho partecipato alla prima edizione del premio letterario “Veroli Alta”, con il testo C’era una volta il paese di pietra, nel 2013 e sempre in quell’anno ho scritto il mio libro auto-prodotto, non in vendita perché è la mia bomboniera di nozze; dal titolo “IL SAPORE DEI RICORDI”. Ho collaborato con varie realtà e dal 2016 con immenso piacere scrivo per voi di tantestorie.it.

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