Un paese ci vuole

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Dietro quel funerale non c’era neanche un cane.
Quante volte questa frase ha contraddistinto il passaggio all’altro mondo di persone che in vita non erano state amabili e, di conseguenza, neanche molto amate? Diciamoci la verità: proprio dal numero delle persone contate al seguito di un corteo funebre spesso abbiamo potuto valutare come era stata la vita di qualcuno. Le poche presenze ad un funerale, quasi sempre rappresentano la somma di un’esistenza fatta probabilmente di solitudine e isolamento, se non proprio di cattivi e, molto spesso, logori rapporti. Ed è allora che scatta addirittura la classica frase: dietro quel funerale non c’era neanche un cane.

C’è un caratteristico paesino del Sud, tuttavia, dove mai nessuno è morto da solo, almeno fino a qualche anno fa. Dietro ogni e qualsiasi funerale, almeno un cane c’è sempre stato.
Tranquillo, silenzioso, pelo nero e folto e la malinconica lentezza tipica di chi ha tanto tempo a disposizione da poterne dedicare anche agli altri, a Sant’Agata di Puglia, in provincia di Foggia, puntualmente e per moltissimi anni un cane è sempre stato pronto ad unirsi ad ogni mesto corteo.

Era il cane di tutti e di nessuno: la chiamavano Lidia, la conoscevano tutti, e da tutti riceveva ogni giorno un boccone. Viveva per strada, nei pressi di una chiesa. Era sempre presente quando c’era un corteo da seguire, a cominciare dalle processioni religiose. Ma la sua vera passione erano i funerali.
Per anni non se ne è mai perso uno. Già ai primi rintocchi della campana riusciva ad individuare in maniera sorprendente ed esatta l’abitazione del morto. La vedevi arrivare e prendere puntualmente posto in prima fila, pronta ad accompagnare il defunto nel suo ultimo viaggio. La prima tappa, alla partenza del corteo, solitamente la faceva davanti la chiesa: accoccolata pazientemente attendeva la fine del rito funebre per poi riprendere, al seguito della salma, la strada per il cimitero.

Vecchia e malandata, negli ultimi anni si trascinava a fatica dietro i cortei, fino a quando non partì pure lei per il suo ultimo viaggio. La trovarono morta una fredda mattina di novembre. Sola, com’era sempre stata nella vita. La notizia fece subito il giro del paese. Qualche anima buona pensò bene di darle l’ultimo saluto anche attraverso un manifesto a lutto, proprio come si usa fare con le persone care, a testimonianza del fatto che in una piccola comunità i sentimenti, anche quando sono diretti agli animali, nel bene e nel male assumono caratteri più vivi e sfumature più intense.

Siamo convinti che il ricordo di Lidia meriti ancora oggi, a distanza di alcuni anni dal suo ultimo viaggio, un immaginario accompagnamento verso un altro tipo di viaggio: quello che porta alla nostalgia per le cose semplici, come quelle piccole storie fatte quasi sempre di quell’essenzialità che impreziosisce la memoria collettiva.

Quella stessa memoria che, quando ci ricapiterà di ascoltare la tradizionale frase: “…dietro quel funerale non c’era neanche un cane” probabilmente ci farà ricordare che non sempre è così, e che c’è un piccolo paesino del Sud dove praticamente mai nessuno è morto da solo.
A riscontro di quanto scriveva Cesare Pavese, infatti, in quel luogo, un vecchio cane randagio per anni ha saputo raccontare a tanti che …un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è sempre qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti”.

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