Tremare di paura

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Zona rossa, area transennata. “Trema tutto”, “un’altra scossa”, “la terra sta tremando”, “sciame sismico“, “contagio sismico”. “Abbiamo messo in sicurezza…”, “abbiamo dormito in roulotte”, “nel centro di accoglienza non ci hanno fatto entrare con i nostri cani”, “tutti gli ospiti sono in sicurezza”, “È crollato il campanile!”, “è crollato il simbolo del terremoto di Amatrice”, “chiuse le linee della metro di Roma”, “Distrutta la basilica di San Benedetto a Norcia“, ballano i lampadari, fugge un gruppo di suore accompagnato dai vigili del fuoco, panico tra i fedeli durante la messa.

Il terremoto di questa mattina non ha un racconto, non c’è un filo conduttore, c’è la paura. Il terrore, il senso di prostrazione per una continuata situazione di pericolo e di emergenza. I social network funzionano da amplificatori della paura, le notizie si rincorrono, si cercano contatti, si pubblicano foto, video, parole. Le emozioni di tutti formano un vortice. Messaggi, telefonate, una rete di relazioni, di affetti, di contatti. Una rete labile, fragile e tremante. L’Italia trema, trema di paura.

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