Mi chiamo Mohamed

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(a cura di Filomena Citro)

Mi chiamo Mohamed… e questa è la mia storia.

Ho solo pochi mesi, ma sono già in grado di capire molte cose, vivo con due persone, un uomo ed una donna da quando sono venuto al mondo e mi dicono di chiamarsi mamma e papà.

Lui è sempre distante, non mi tocca quasi mai e quando si rivolge a me ha sempre un tono duro, come se volesse rimproverarmi di qualcosa, non ha un buon odore e spesso sa di vino, chissà forse ne beve troppo!

Lei è morbida, mi prende spesso tra le sue braccia, mi rilasso molto quando sento il battito del suo cuore, mi ricorda quando ancora  non ero nato, il suo latte è caldo e dolce e penso che al mondo non ci sia una cosa più buona. Si rivolge a me sempre con un tono pacato e gentile, che sembra musica per le mie orecchie,  mi dice di essere la mia mamma! Anche questa parola mi risuona tanto dolce!! Mi porta sempre con sé, anche quando lavora nella pasticceria che è un bel posto profumatissimo, dove il profumo e la dolcezza di mamma e del suo latte si uniscono a tanti altri odori che non sarei capace di nominare, ma vi assicuro che quello è il momento in cui mi sento in pace.

Quando torniamo a casa invece, tutto cambia, mamma è spaventata e papà spesso urla e comincia a lanciare tutto quello che gli capita a tiro. In quel momento ho tanta paura anch’io allora comincio a piangere, quindi mamma mi prende tra le sue braccia e ci allontaniamo.

Ma un giorno non è andata così, lui dopo aver urlato e lanciato gli oggetti mi ha preso, le sue braccia mi stringevano e il suo corpo aveva il solito odore di vino e sudore, spaventato ho cominciato a piangere, ma lui senza interessarsi di me mi ha portato via dalla mamma. Abbiamo camminato, poi mi ha messo a sedere in macchina e siamo partiti, ero disperato non riuscivo più a vedere la mia mamma né a sentire il suo odore, ho pianto fino allo sfinimento, poi mi devo essere addormentato. Quando la macchina  si è fermata mi sono svegliato, ero puzzolente anch’io avevo fatto i miei bisogni ed avevo proprio tanta fame, ma la mamma dov’era? Ho avuto tanta paura.

Papà è sceso dalla macchina e mi ha preso in braccio, ho cominciato a piangere per fargli capire che il suo comportamento mi stava spaventando, lui mi ha portato in un posto dove c’erano tante luci che mi accecavano e delle persone che mi guardavano, mi hanno lavato, cambiato e mi sono sentito un po’ meglio, ma mi mancava la mia mamma. Siamo andati poi in un posto dove ho incontrato delle donne vestite di bianco,  che mi hanno preso in braccio ed hanno cercato di darmi il latte, ma io non l’ho voluto perché non era quello della mia mamma.

Papà parlava con queste donne il suo tono era un po’ più tranquillo, ma a tratti aggressivo, chissà di chi stava parlando e cosa stava dicendo a quelle persone, forse parlava della mia dolce mamma? Ed allora perché stava usando quel tono?? Poi il mio papà è andato via anche lui e mentre da una parte ero triste per la sua assenza dall’altra, mi sentivo al sicuro tra quella gente, che anche se non la conoscevo, aveva verso di me un comportamento affettuoso e gentile.

Finalmente è arrivata la mia mamma!!! Che gioia sentire la sua voce, il suo odore, il suo abbraccio e poi finalmente il suo latte. Ho mangiato fino a sentire la pancia pienissima, ma ero felice perché la mia mamma era tornata. Ho sentito mamma parlare con una di quelle signore vestite di bianco e, anche se non riuscivo a capire le parole ho sentito che prima era spaventata, forse perché parlava di quando aveva litigato con papà, poi è diventata addirittura disperata, forse quando ha raccontato che papà mi aveva portato via da lei, poi ho sentito la sua ansia forse quando mi ha cercato per giorni, poi però mi ha guardato, mi ha abbracciato e baciato e il suo tono era sereno. In quel momento se avessi potuto parlare le avrei detto che anche io ero disperato senza di lei.

Mio padre da  quella sera non l’ho più visto! La mia mamma invece è rimasta sempre con me!

Mi chiamo Mohamed e questa è la mia storia, ma prima di salutarvi vorrei ricordare a tutti le persone adulte, che anche noi piccoli anche se non parliamo, ci rendiamo conto di ciò che accade intorno, sentiamo le vostre sensazioni e vi posso garantire che è molto frustrante non poter dire la nostra!

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