Sopravvive in un sogno

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Penso che a tutti, prima o poi, venga voglia di tornare indietro. Ripercorrere le nostre vite nello specchietto retrovisore e cercare di riassaporare una sensazione che coincide perfettamente con “quando eravamo ancora ragazzi”. Non è nostalgia, nemmeno sentimentalismo, è semplicemente fare dei passi a ritroso per tornare indietro in luoghi che ci sono stati familiari. Anche se indossiamo vestiti diversi, scarpe diverse, non sfoggiamo acconciature eccentriche e non diciamo cose talmente bizzarre da essere scontate. Rivivere alcune esperienze con il senno del poi è piacevole. Ci consente di vivere quel momento per quello che è, senza le ansie da manuale di “quando eravamo ancora ragazzi”.

Con questo spirito un po’ da gita dell’obbligo, un po’ da esperimento socio-culturale, ci siamo messi in macchina e abbiamo percorso diversi chilometri per raggiungere un paese che non abbiamo mai visitato e non abbiamo visto nemmeno in questa circostanza. Ci siamo ritrovati, nella sera calda di fine luglio, in un campo sportivo immenso, per i parametri delle nostre parti, con un’illuminazione degna di nota, tra stand di cibi e bevande e centinaia di tavoli e panche. Un festival molto alternativo, il Boville Festival, che ha in programma una serata con i Diaframma.

Il concerto lo aspettiamo ironizzando sui nostri tempi, in realtà ironizziamo per nascondere quel pizzico di ansia che ci prende in fondo al cuore perché non sappiamo come potremo reagire. E se ci annoieremo? E se il concerto non ci dovesse piacere? Ma forse saremo un po’ troppo grandi per fare questo genere di cose? Passiamo in rassegna altri concerti visti di recente. Ripenso al mio primo “addio alle armi” annoiata dagli allora Pgr e da un Ferretti infelicemente salmodiante.

Torno indietro davvero, mentre aspetto che il concerto inizi. Torno alla copertina di un album che ho amato tanto, torno ad un pomeriggio di pioggia improvvisa. Torno nel quartiere di San Lorenzo a Roma in un negozio di dischi, che adesso non esiste più, dove quel vinile era esposto in una cornice come un feticcio o una foto-ricordo, e aspetto che le parole di Siberia facciano il loro percorso dentro i miei ricordi. Le mie paure, le mie piccole infelicità di allora si lasciavano esorcizzare facilmente da quel disco pubblicato quando ero ancora nella scuola elementare. Eppure mi è appartenuto. E’ stato un punto di riferimento della mia generazione, di quando appunto eravamo ancora ragazzi.

Il concerto non ci ha deluso. Federico Fiumani sa stare ancora su un palco, forse, più oggi di qualche anno fa. Siamo tornati indietro e, sì, lo possiamo dire ancora: “Resti un lampo intravisto oltre i vetri del treno, nello spazio improvviso che sopravvive in un sogno”. Perché in fondo “Ogni cosa aspetta di andare, o ritornare al suo posto ed io potrei essere ancora là”. Come quando eravamo ancora ragazzi.

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