La pace come cammino

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“…La pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo. Sì, la pace prima che traguardo, è cammino. E, per giunta, cammino in salita. E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all’arrivo senza essere mai partito, ma chi parte”.

Già, la pace è cammino, scriveva anni fa don Tonino Bello, a quell’epoca presidente nazionale del movimento pacifista internazionale Pax Christi.

E noi, che di quel sant’uomo siamo stati da sempre fedeli innamorati, domenica 9 ottobre scorso ci siamo messi in viaggio verso Assisi, per unirci ad altri in cammino per la grande Marcia per la Pace. Migliaia di persone, convinte come noi, che davvero la pace prima che traguardo, è cammino, come scriveva don Tonino Bello.

A quella grande iniziativa di gioia, dunque, c’eravamo anche noi; approfittando dell’ospita­lità di alcuni amici, siamo saliti su un autobus diretto a quel grande evento d’amore.

Oltre 14 ore di viaggio, tra andata e ritorno. Poco contava, però; l’importante era esserci. All’arrivo a Perugia, poco dopo l’alba, migliaia di persone con bandiere variopinte già marciavano verso Assisi: uomini e donne di ogni età, giovani sorridenti, bambini festosi.

Un tripudio di gioia e colori, sotto una pioggerella che, più che bagnare quei portatori di speranza, sembrava dare linfa a migliaia di semi venuti a posarsi in un grande sogno.

In tarda mattinata, finalmente, ecco affac­ciarsi l’arcobaleno, a rinfrancare i colori allegri di quei 24 chilometri di speranza.

Certo, qualcuno è costretto a percorrerli in parte. Altri solo in una piccola parte, com’è capitato a noi. Poco importava, tuttavia. L’impegno non richiedeva necessariamente molti chilometri, ma tanti sorrisi che abbracciavano e avvolgevano all’arrivo nella piazza di Assisi gremita di sentimenti che univano migliaia di cuori in un’unica anima.

Numerosi poliziotti e militari, con armi e metaldetector, controllavano gli ingressi delle due basiliche: angoscioso segno dei tempi, a confermarci, oggi più che mai, che davvero la pace è una conquista.

La preghiera silenziosa sulla tomba di San Francesco, infine, riaccende i muscoli affaticati delle gambe e quelli spenti dei cuori. Poi, il ritorno a casa.

Rivediamo gli amici lasciati al mattino, alla partenza. Nei loro sorrisi scorgiamo il coraggio di chi davvero crede in un mondo migliore: persone che nella forza delle gambe, hanno saputo riporre la speranza di un sogno. Nei nostri cuori, la gioia di poterlo oggi testimoniare.

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