Il ladro di domeniche

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di Laura De Santis

A Mario vengono sempre in mente strane idee. Da quando ha perso il lavoro si è trasferito in campagna, nella vecchia casa dei genitori, e ha sempre delle idee particolari per la testa. Dal lunedì al venerdì vive tranquillo, si occupa delle pulizie domestiche, fa qualche piccolo lavoro di manutenzione nel giardino e poi guarda la tv e si riposa. Il sabato inizia a mettersi in agitazione e la domenica esplode la sua voglia di fare. Il sabato gira da una ferramenta ad un ingrosso di materiali edili per procurarsi tutto il necessario per la grande opera della domenica. Peccato che Mario non dia libero sfogo alle sue smanie in solitudine.

Puntuale, alle 7 di ogni domenica, telefona a suo cognato che, a differenza sua, lavora tutta la settimana. A casa del cognato si ripete sempre la stessa scena. Il telefono squilla, la sorella di Mario risponde e poi chiama il marito con una certa brutalità e lo invita perentoriamente ad andare ad aiutare Mario in campagna. Il cognato si prepara di malavoglia e si avvia verso la campagna con una faccia disperata, pronto ad eseguire i discutibili ordini di Mario che, di solito, si dedica a disfare quello che ha fatto la domenica precedente. Per tutto il giorno. A volte, non contento di un solo aiutante, Mario convoca vicini di casa e altri parenti. E come se non bastasse non offre loro nemmeno un bicchiere di vino sostenendo che chi beve si distrae dal lavoro. Le opere della casa di campagna lasciano senza parole il povero cognato che preferirebbe rifugiarsi su un divano e restarci per tutto il giorno.

Quella domenica, Mario aveva deciso di smontare la vetrata del portico e quindi c’erano sei aiutanti. Tutti, per essere precisi, erano piuttosto contrariati della svolta tutt’altro che riposante della loro giornata di ferie. Oreste, cugino in secondo grado di Mario, era più polemico del solito e non era disposto a trattenersi: “Ma insomma, Mario, perché questi lavori non li possiamo fare il sabato così la domenica ci riposiamo anche noi? A te cosa cambia? Tanto non lavori!”. Mario si toglie il berretto, con uno sguardo di ghiaccio, che lascia trapelare il senso di offesa del suo amor proprio: “Questi lavori si fanno la domenica e basta!”. La sua voce non ammette repliche e tutti tornano al lavoro. Alla sera, il cognato è l’ultimo ad andare via. Mario lo ferma sulla porta e lo ringrazia: “Da quando non lavoro non sopporto di sapere che gli altri si riposano la domenica. Mi devi scusare, ma stare qui da solo senza fare niente mi fa sentire depresso. E poi ci divertiamo, no?”. Mentre parla sembra ringiovanito. Il cognato annuisce poco convinto: “Va bhe, ci vediamo domenica”.

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