Ritorno a Ventotene

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di redazione

La sirena risuona. È ora di partire. È tutto pronto in questo giorno di ferragosto, si levano gli ormeggi, si salpa. Il mare accoglie lo scafo, si apre al suo passaggio, i gabbiani volano annunciando l’arrivo di altri viandanti. Su un lembo di roccia, figlio del vulcano, una sirena attende i visitatori che arriveranno.

Il suo canto è intessuto di nostalgia, ha il sapore del mare salato, ha lo sguardo del cielo terso, soffia il suo canto da punta Eolo, si ricorda dell’imperatore tra le rovine della villa di Giulia. I cunicoli delle cisterne l’attraversano come vene e ne fanno più intenso e profondo il canto. È una sirena, è lei che ha incantato Ulisse incatenato all’albero più alto della nave, è lei che ammalia i viaggiatori e li costringe a tornare. È una sirena, è Ventotene.

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