Il treno per Grosseto

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di Paola Caramadre

Minuti contati. Valigie, bagagli, borsoni, monitor, display. Corse contro il tempo, passi affrettati, sguardi confusi. Ecco i venerdì nella stazione Termini di Roma.

Uomini, donne, bambini di tutte le età, con al seguito animali da compagnia, borse di ogni dimensione, abbigliati nelle maniere più diverse si muovono concitati.

Ovunque si sente il vociare di chi aspetta, di chi parte, di chi torna. Ognuno si porta dietro la propria storia, il proprio viaggio.

In ogni valigia si nasconde un segreto, una sorpresa, una certezza. In ogni bagaglio c’è una vita da raccontare. Tutti aspettano di scoprire quale sarà il binario di partenza del treno che dovranno prendere.

Il caldo, la confusione, i rumori assordanti, rendono difficili anche i pensieri. Il tempo, sempre troppo poco, complica le cose. Il display all’ingresso della galleria della stazione segnala che il treno che dovrò prendere è in partenza al binario 27. Un incubo. Sono le 17.02, in meno di cinque minuti dovrò percorrere quelle diverse centinaia di metri con l’ansia di non fare in tempo. Accaldata, stanca e trasecolata raggiungo i binari vedo il 26 vuoto, il 27 e il treno fermo e il 28 non lo vedo nemmeno. Corro e salgo sul treno, trovo posto e mi schianto sul sedile. Prima che salti la linea, chiamo chi mi aspetta a casa, chiamo per avvisare che sto rientrando. E poi mi perdo in una sorta di torpore.

Non mi preoccupo di nulla, sono convinta di essere sul treno che mi trasporterà fino a casa. Non ci sono indizi che mi facciano pensare il contrario. Nemmeno il ritardo di dieci minuti mi fa insospettire. Il capotreno fischia, le porte si chiudono e inizia il viaggio.

All’improvviso, mi prende come un presentimento, guardo il paesaggio fuori dal finestrino e lo trovo diverso dal solito. Preda di una buona dose di ansia, cerco con lo sguardo i compagni di viaggio e chiedo: “Scusi, ma questo treno va a Cassino?”, un uomo barbuto mi guarda come fossi impazzita e mi dice ad altissima voce: “No, va a Grosseto. Scendete alla prossima e tornate indietro”. Sento altre voci femminili che scandiscono: “Grosseto? E adesso?”. Ci contiamo, siamo in quattro, quattro donne di età diverse. Ognuna con la propria storia, ognuna con la sua meta. Scendiamo alla stazione Ostiense. Cerchiamo il treno per tornare indietro. Alle 17.37 arriva il convoglio diretto a Termini in partenza dal binario 1. Lo raggiungiamo di corsa e sempre più affannate.

Ci viene da ridere. Ridiamo per la situazione curiosa e, forse, per stemperare la stanchezza. Il treno ci riporta al binario 28. Di nuovo, a passo più che svelto, ripercorriamo la banchina a ritroso fino a raggiungere il binario 20. Il treno delle 18.07 sta per partire.

Ce l’abbiamo fatta! Il disguido che abbiamo vissuto non ci abbatte, l’improvvisa condivisione di un’avventura ci fa sorridere. Ripercorriamo gli avvenimenti dell’ultima ora e non capiamo come sia stato possibile aver sbagliato treno. Eppure siamo certe di aver letto sul monitor del binario 27  “Cassino 17.07” e di aver preso quel treno. Non capiamo dove ci siamo sbagliate e dove ci siamo confuse e, soprattutto, se ci siamo confuse noi. E’ stata un’avventura, ma in fondo a lieto fine. Ognuna è pronta per raggiungere la propria destinazione. Ci salutiamo ognuna alla sua stazione con la certezza che ogni viaggio è una sorpresa. Però, in fondo, Grosseto non sarebbe stata una brutta meta.

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