Una piccola verità

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di Laura De Santis
Mettiamo conto che qualcuno voglia dire la verità. Non una grande verità, ma una piccola verità.

Per esempio, questo qualcuno potrebbe aver visto un cane attraversare la piazza desolata e vuota e tal cane sarebbe andato, dritto dritto, a sguazzare nella fontana posta al centro del parco urbano.

Niente di strano, niente di eccezionale. Ma mettiamo conto che il cane avesse un collare e una medaglietta e fosse il cane del sindaco del detto paese. Questo qualcuno potrebbe dire la verità? ovvero, di avere visto il cane del sindaco andare a rinfrescarsi nella fontana al centro della piazza del paese? Posto che è fatto divieto, con ordinanza del sindaco, bagnarsi nella fontana e che è fatto divieto, sempre in virtù di un’ordinanza del sindaco, ai proprietari di animali da compagnia di lasciarli liberi negli spazi urbani, questo qualcuno potrebbe dire la verità? Quella piccola verità potrebbe rivelarsi compromettente per questo qualcuno o per il sindaco del piccolo paese?

Il signor Qualcuno si interrogava proprio sulla questione della verità, mentre se ne stava tranquillo a leggere il giornale nella piazza solitaria del suo paese. Il signor Qualcuno leggeva avidamente le notizie cercando di comprendere come mai non ci fosse narrato neppure un fatto, ma centinaia di piccole ipotesi. Possibile che nessuno sia testimone di quello che scrive? Si chiedeva questo il signor Qualcuno leggendo migliaia di frasi arzigogolate e infarcite di troppi condizionali. Insomma, qualcuno può scrivere la verità e basta?

E proprio mentre, nella piazza non si udiva altro rumore se non quello della carta del suo giornale, il signor Qualcuno sentì il passo di un animale. Un trottare allegro e beato, un leggero guaito di gioia. Distolse lo sguardo dai fogli e vide il cane. Un bel labrador per la verità che conosceva abbastanza bene essendo il cane del sindaco. E proprio allora lo vide festante darsi lo slancio e gettarsi in un tripudio di schizzi nella fontana al centro della piazza.

Niente di male, per carità! Povero cane, non sopporta molto il caldo e d’estate al paese c’è un’afa! Però, si disse il signor Qualcuno, il cane non può andare in giro senza guinzaglio e senza museruola. Anche perché il suo Trottolino, un bel cagnetto di razza incerta, resta in casa quando fa caldo e se lo porta a spasso lo fa sempre nel rispetto dell’ordinanza del sindaco e, quindi, con guinzaglio e museruola.

Il signor Qualcuno appuntò l’ora, il fatto e la sera stessa al circolo raccontò cosa aveva visto nel primo pomeriggio. I commenti non furono dei migliori. Non si aspettava di certo quella reazione. “Sei sicuro che fosse proprio il cane del sindaco?”, gli chiesero tutti in coro.

Il signor Qualcuno era certo di quello che aveva visto. Dopo cena, sentì suonare al campanello. Era l’assessore al decoro urbano. Entrò, si accomodò in poltrona e gli disse: “Senta lei, che cosa avrebbe visto oggi pomeriggio in piazza? Guardi, non aggiunga altro. Per stavolta passi, ma la prossima volta che il suo cagnetto, quel Trottolino come lo chiama lei, andrà a fare un altro bagnetto nella fontana, la multa non gliela toglierà nessuno, se non peggio. Faccia attenzione, caro signor Qualcuno. Qualcuno potrebbe farsi male”. E detto questo l’assessore se ne andò sbattendo la porta.

No, si disse il signor Qualcuno, nessuno può dire la verità. Nemmeno la più piccola verità.

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