Un amico… del tutto particolare

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di Silvia Suto
– Non voglio!
Era quasi sdraiata sul divano confortevole del caffé e si perdeva nel buio che non poteva penetrare neanche la luce del lampadario appeso sopra il tavolo. Il suo sguardo si perdeva nell’ennesimo bicchiere di vino.
– Sembri distrutta, – la guardava con un occhio indagatore, – che succede?
– Non voglio sposarlo, non capisci?
– Aha, il matrimonio! Ta tattarà, ta tattarà, – intonò beffardamente la marcia nuziale. Si fermò dopo aver incontrato il suo sguardo un po‘ offeso, un po‘ disperato. – Scusa.
– Per favore, fa‘ qualcosa!
– E cosa?
– Semplicemente… fa‘ qualcosa che lo ostacoli… non so cosa… inventa qualcosa! Tu puoi fare tutto!

Alzò le sopracciglia e rise di cuore.
– Eh, non è che posso fare proprio tutto.
La loro amicizia era particolare. Ogni tanto si vedevano per bere un bicchiere o un caffé insieme. Sapeva di lei più di tanti altri, ma sempre non tutto. Forse come uno psichiatra del suo paziente. L’accompagnò all’angolo della sua via.
– Non aver paura, vedremo cosa succede.

Il tempo scorreva e il giorno prestabilito si avvicinava. Era sempre più nervosa. Negli ultimi giorni sentiva un leggero malessere. Era tarda serata. Erano con il fidanzato al bar, dove lei lavorava. Lui stava sempre con la testa nel suo cellulare, chattava e guardava video. Lei lo osservava e più che mai capiva che i loro due mondi erano lontani uno dall’altro almeno come la Terra da Alfa Centauri. Non lo amava. Ogni tanto la scocciava ogni manifestazione della sua esistenza, perfino il modo in cui respirava. Ogni tanto guardava i suoi occhi inermi e le faceva tenerezza. Ogni tanto lo voleva ammazzare. Odiava la sua gelosia e il fatto che era completamente dipendente da lei.
L’aria era fredda e nelle strade deserte giaceva immobile la nebbia. Si sedette e appoggiò la testa stanca al muro. Davanti ai suoi occhi febbricitanti scorrevano immagini, ricordi degli ultimi anni e volti di persone, strappate violentemente dalla sua vita, così determinata dagli eventi all’altro lato del pianeta che la costringevano a sposarsi.
Due uomini entrarono nel bar. Era la prima volta che li vedeva. Erano strani, sembravano due statue di bronzo. Si fermarono in mezzo allo spazio e la guardavano senza pronunciare una parola. Si alzò e andò a servirli.
– Buona se..
– Lei è la signorina N?
Rimase sorpresa.
– Perché?

Dalle tasche tirarono fuori delle tessere e uno di loro esibì un foglio bianco con un testo fitto e una serie di timbri.
– Che cos’è?
– Potrebbe seguirci per favore?
– Come?
Uno degli uomini ripeté la domanda.
– Ma perché? Che cosa è successo? Io non ho fatto niente!
– Ci segua per piacere.
– Dove volete portarla? Perché? – Protestò il fidanzato e voleva prenderla per mano.

Uno di loro gli impedì di farlo. Sotto il suo cappotto apparì un riflesso metallico.
– Sia ragionevole. Lasci la signorina. Vogliamo solo farle un paio di domande.
Guardava con un viso beota, ma prima che potesse fare qualcosa, i due presero la donna tra di loro e uscirono.
Fuori li aspettava una grande macchina nera. Cadde sul sedile posteriore. Anche le due statue salirono a la macchina partì al volo. Si girò solo per vedere il volto disperato del fidanzato che corse sulla strada per essere immediatamente inghiottito dalla nebbia.

Dentro la macchina era buio. Era seduta immobile tra i volti di pietra dei due. In silenzio attraversarono la città dormiente. Tutte le vie sembravano uguali, tra un po‘ non sapeva più dov‘erano. All’improvviso la macchina si fermò e i due uomini scesero. Rimase da sola con l’autista.
– Devo scendere? – chiese insicura.

L’autista si girò. Nella luce debole del lampione scorse il suo volto.
– Ciao! – la salutò nel suo solito modo gioviale.
– Tu?? Per l’amor di dio, che cosa fai qui?!
– Ma tu stessa mi hai chiesto di fare qualcosa!
– Sei un pazzo scatenato! Ma che cosa faremo?
– Niente. Ti porto nella casa di campagna di un amico mio. Rimani lì un paio di giorni e poi forse ti rilasceremo dalla custodia cautelare.

La donna scoppiò dalle risate.
– Sei un folle! Sopratutto non dimenticare di torturarmi, così sarà più credibile!
– Ma no, quelle cose noi non le facciamo… più.
– Comunque a te dico tutto anche senza tortura! La cocaina sta nelle aste delle tende!

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