Tutti portarono fiori al poeta

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di Paola Lombardi
Tutti vennero e portarono fiori.

La notte sembrò meno buia, illuminata da migliaia di petali di ogni colore. Tutti vennero. Non mancò nessuno a quell’appuntamento.

E la stanza del poeta, ancora vivo, divenne una serra di fiori di ogni tipo e di ogni forma. La stanza cominciò a profumare di primavera, anche se si era ancora in inverno. Con il trascorrere dei giorni, la stanza del poeta si impregnò di un odore dolciastro, come quello che si respira nei cimiteri. Malgrado tutti portassero sempre nuovi fuori, l’odore iniziò a diventare difficile da tollerare.

Il poeta, ormai, non poteva più muoversi e nemmeno riusciva a parlare. Apriva gli occhi e, forse, sveniva per colpa di quelle migliaia di petali di fiore di ogni forma e colore.

Tanti furono gli omaggi al poeta morente. In tanti vennero a pregare al suo capezzale. A volte, apriva gli occhi per guardare qualcosa, ma tutti potevano vedere nei suoi occhi gli immensi laghi ghiacciati della sua infanzia, i magnifici corsi d’acqua della sua terra. Le montagne, le vallate, gli animali selvaggi che solcavano l’orizzonte al galoppo.

Nei suoi occhi videro le città, le stazioni ferroviarie, i passanti, videro il cuore duro dell’uomo e videro una pagnotta di pane fragrante. Negli occhi del poeta, videro l’amore appassionato, videro paesaggi sempre diversi. Il poeta attraversò i continenti, visse come un mendicante, visse senza possedere niente.

Il poeta aprì gli occhi ancora una volta, e tra le iridi azzurre si intravide il profilo scuro della donna amata, una tra le molte amate, qualcuno intonò una sua poesia come un canto. I fiori divennero come sommesse voci di un coro e la vita abbandonò lo sguardo del poeta.

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