Storie e leggende del Titanic, Intervistoria con Claudio Bossi – parte seconda

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leggi la prima parte dell’Intervistoria

Centosessanta minuti durante i quali sono andati in scena egoismo, meschinità, ma anche eroismo e generosità. L’affondamento del Titanic ha ispirato romanzi, film e opere d’arte e ricerche come quella di Claudio Bossi che nell’intervista ci conduce tra i passeggeri del transatlantico.

Il suo impegno maggiore sembra essere stato quello di ricostruire le storie personali dei passeggeri. Perché? Quali sono le vicende più curiose?
“Anche in questo caso vi sono parecchie vicende personali particolarmente stimolanti per il lettore che si avvicina alla storia di quella che era stata definita “la nave più bella e più lussuosa al mondo”. Credetemi le storie sono talmente tante che non vorrei plagiare il lettore con un suggerimento, anche perché sarà lui medesimo cercare di immedesimarsi nel “suo” personaggio…
Io credo che tutte le persone a bordo del Titanic, quella notte, tutte indistintamente (eroi e o vigliacchi) hanno scritto una pagina di storia”.

Titanic è anche il titolo di un film campione di incassi. C’è un fondo di verità nella storia d’amore tra Jack e Rose?
“Qui debbo necessariamente sfatare una “leggenda”. Sul vero Titanic ciò non sarebbe potuto accadere: un passeggero di prima classe non poteva entrare in contatto con uno di seconda o di terza classe e viceversa. Sulla nave i luoghi di transito, tra le varie classi, erano presidiati dal personale di servizio e ciò, non per una pura formalità, ma in quanto erano le stesse leggi americane che lo prevedevano. Sulle navi adibite al trasporto di emigranti, qual era il Titanic, questi emigranti erano naturalmente tutti concentrati nella classe economica. Le classi erano tenute separate tra loro con molta attenzione, perché il terrore del Capitano Smith e di tutto l’equipaggio era che i facoltosi clienti della prima classe si dovessero trovare tra i piedi qualche malmesso passeggero di terza. Però, per quante accortezze e controlli si facessero, ogni tanto qualcuno riusciva a sgattaiolare ai piani alti, se non altro per sbirciare gli incomparabili salotti e le elegantissime signore. Così, si prese una decisione drastica: i passaggi tra i vari ponti e le scale vennero bloccati con grate di ferro. Di lì poteva passare un topolino, ma non un essere umano. Purtroppo questi cancelli chiusi si rivelarono fatali per l’accesso ai ponti superiori, laddove c’erano le scialuppe di salvataggio, per i poveracci della terza classe…”

Il Titanic appare come uno spaccato sociale. Chi viaggiava in prima classe e chi erano i passeggeri di terza classe?
“Mi ricollego a quanto detto poc’anzi: i passeggeri di prima classe erano perlopiù benestanti, banchieri, uomini d’affari, membri di spicco dell’alta società e dell’alta finanza per farla breve.
Quelli della seconda classe rappresentavano il ceto medio emergente: qui aveva trovato una sistemazione il semplice impiegato, l’insegnante di scuola, ma anche ecclesiastici, artigiani, commercianti: persone smaniose di realizzarsi.
Scendendo nei ponti inferiori in terza classe troviamo le classi meno abbienti. Molti di loro arrivavano da contesti veramente poveri, e la sistemazione sul Titanic era quanto di meglio avevano visto mai in vita loro. Erano persone che cercavano in questo viaggio il raggiungimento di una meta, l’America, che avrebbe offerto loro una rivalsa sociale ma soprattutto un lavoro per potersi costruire un futuro”.

Sul Titanic c’erano anche alcuni italiani? Chi erano? Qualcuno è sopravvissuto tra loro?
“Per questo suo primo, e purtroppo, ultimo viaggio il Titanic aveva a bordo 1324 passeggeri e 899 membri dell’equipaggio. Di quella che rimane impressa nell’immaginario collettivo come la tragedia del mare per eccellenza, si salvarono 705 persone contro i 1518 scomparsi. A bordo c’erano anche 38 italiani. Una trentina di loro erano camerieri stipendiati dal direttore del Ristorante A’ la Carte di prima classe, italiano egli stesso, Luigi Gatti. Ecco perché tutti morirono nell’affondamento: il loro turno per l’accesso alle scialuppe di salvataggio fu consentito solo dopo quello degli altri passeggeri, quindi il personale di bordo fu ben lontano da effettive possibilità di salvezza. Vorrei aggiungere anche un doloroso particolare: forse le vittime italiane, furono anche di più. C’è da ritenere infatti che altri camerieri italiani vennero trasferiti all’ultimo momento al Titanic, senza che il loro nome venisse registrato. Solo 8 furono i passeggeri italiani veri e propri: riuscirono a salvarsi solo in 3, un attempato signore abruzzese, Luigi Finoli, uno scultore varesino Emilio Portaluppi e l’unica donna Argene Genovesi di Montecarlo, provincia di Lucca. Nota nella nota, la donna, che era in stato interessante, nel mese di novembre successivo alla tragedia, diede alla luce una bambina a cui fu imposto il nome di Salvata, proprio in memoria di quella tragica notte”.

In base alle sue analisi quali sono state le cause dell’affondamento?
“Quella Titanic è stata una storia che io non voglio chiamare incidente perché incidente è una parola che sottende un alibi. Credo che la sommatoria di errori, leggerezze e tracotanza, ha portato all’affondamento del Titanic ed alla perdita di 1500 persone.
La spedizione al relitto del 1997, è quella a parer mio la più importante di tutte quelle effettuate: è quella che fornì le prove che avvalorarono una tesi finale sui danni subiti dallo scafo al momento dell’impatto con l’iceberg. Gli scienziati, con una lunga serie di immersioni, hanno studiato il relitto con il sonar, in modo tale da poter “vedere” anche la parte coperta dal fango (ricordo che la prua del Titanic è sepolta di almeno 18 metri nel limo oceanico). Questa parte che è anche la più importante perché è proprio quella che entrò in contatto con la massa di ghiaccio. Queste analisi hanno fornito dati convincenti sull’accaduto; portò alla luce soprattutto che l’entità del danno fu molto più lieve di quanto non si pensasse cent’anni fa. Quindi non più un taglio lungo 90 metri bensì la ferita del Titanic era formata cioè da sei piccole falle minori di una lunghezza che andavano dal metro ad una decina di metri. Ma ciò nonostante il transatlantico affondò molto rapidamente, perché la posizione degli squarci fu tale da dare il via ad una serie di allagamenti progressivi che portarono in breve la nave sul fondo degli abissi.
Le cause dell’impatto e della successiva sciagura furono molteplici e, forse, alcune di esse sono sconosciute; tuttavia volendo fare un sommario posso elencare senz’altro almeno cinque fattori, a parer mio, determinati nell’evolversi della tragedia:
1) Insufficiente numero di scialuppe di salvataggio; ricordo che tali imbarcazioni, in regola con le norme legislative del tempo, furono assai insufficienti considerate le dimensioni della nave ed il numero di passeggeri che potevano ospitare.
2) Elevata velocità al momento dell’impatto; i dirigenti della White Star Line e lo stesso Capitano Smith vollero aumentare il proprio prestigio giungendo in America con diverse ore di anticipo, senza tenere conto della presenza di numerosi iceberg sulla rotta seguita.
3) Scarsa qualità dell’acciaio costituente lo scafo; l’acciaio con cui fu costruito lo scafo fu incredibilmente fragile. Va detto che l’industria metallurgica nel 1912 non fu ancora sufficientemente avanzata da esserne a conoscenza: oggi con le moderne strumentazioni elettroniche siamo in grado di affermare quello che ho appena detto! Direttamente collegato a questo acciaio, un ruolo fondamentale lo ebbe la scarsa qualità dei rivetti utilizzati per tenere unite le lamiere dello scafo del Titanic. Su questi chiodi due annotazioni. Voglio ricordare che questi rivetti vennero inseriti dai ribattini a mano, laddove, quindi specie nella parte di prua e di poppa, nelle zone curve dello scafo cioè dove non fu possibile utilizzare sistemi di inserimento meccanici. L’affermazione che erano di materiale scadente fu accertata solamente dopo i riscontri al microscopio elettronico eseguiti qualche anno fa.
4) Azzardo delle decisioni: considerando la velocità del Titanic in quell’istante ed il possibile rallentamento, un urto frontale sarebbe stato sì grave (e forse avrebbe anche comportato la perdita della nave, non termini di tempo così rapidi come avvenne), ma avrebbe sicuramente lasciato il tempo alle navi vicine di sopraggiungere e prestare soccorso.
5) Da ultimo la fama dell’inaffondabilità del Titanic.
Le considerazioni che ho esposto non devono in alcun modo far pensare al Titanic come ad una nave mal progettata e poco sicura, dal momento che essa fu in quel momento quella che diede maggiori garanzie. Comunque, sicuramente secondo la mia opinione fu una straordinaria ed inquietante serie di errori umani che giocarono il loro peso nella tragedia, senza dimenticare che io propendo per l’ipotesi di un complotto che senz’altro fu alla base di talune decisioni. La mia tesi è che non è stato un incidente. Assolutamente no!”

Cosa ci insegna la vicenda del transatlantico?
Il Titanic rappresenta un interrogativo con il quale cerchiamo di misurarci: mi chiedo cosa avrei fatto se fossi stato lì quella notte, ma io credo che eroismo e coraggio siano più ad appannaggio del singolo che del gruppo. Il Titanic è oggetto di molti miti e di molta disinformazione: la scienza ci può dare gli strumenti per eliminare, almeno in parte, la disinformazione e raccontare cosa successe realmente quella notte. Scrivendo questo libro spero che ci aiuti a ricordare sempre che in questo mondo siamo tutti a bordo di un grande transatlantico, divisi per classi, guidati da un destino che corre a mille verso l’ignoto e che purtroppo non è mai uguale per tutti. Spero che ci aiuti a ricordare le oltre 1500 vittime dell’incoscienza, dell’egoismo, della disparità sociale. Per me il Titanic è anche questo”.

a cura della Redazione di Tantestorie.it

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